Brescia, attiviste perquisite, indignazione e proteste
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Arianna, una giovane milanese di 21 anni, è arrivata a Brescia alle prime luci dell'alba di lunedì 23 gennaio per partecipare a una protesta contro il genocidio in Palestina. Insieme ad altri attivisti di Extinction Rebellion, si è incatenata ai cancelli della sede bresciana di Leonardo Spa, un gruppo internazionale che produce armamenti aeronautici. Tuttavia, l'incubo di Arianna è iniziato quando è stata letteralmente portata via di peso dal piazzale antistante l'ex fabbrica Breda e caricata su una volante della Polizia che l'ha condotta in Questura.
Durante la perquisizione, Arianna, che aveva le mestruazioni, è stata costretta a togliersi le mutande in presenza di un poliziotto. Questo episodio ha scatenato una forte indignazione tra gli attivisti e i sostenitori di Extinction Rebellion, che hanno organizzato un presidio davanti alla Questura di Brescia. Circa 200 persone si sono radunate per protestare contro le perquisizioni subite dalle manifestanti, esponendo manifesti e striscioni con slogan come "L’insicurezza siete voi".
Il presidio è stato organizzato dagli antagonisti del centro sociale Magazzino 47, dal collettivo Onda Studentesca e dall'associazione Diritti per tutti. Durante la manifestazione, sono stati denunciati i trattamenti inumani e degradanti subiti dalle attiviste, paragonando l'episodio a quanto accaduto a Bolzaneto. Valentina Corona, un'altra giovane attivista di Extinction Rebellion, ha raccontato di aver subito un trattamento analogo lo scorso 9 luglio a Bologna, mentre partecipava a una manifestazione contro una delle tappe del G7 in Italia.
La vicenda ha sollevato interrogativi sul futuro del Paese e sulla capacità di crescere e progredire se una generazione appassionata e idealista viene sistematicamente repressa durante le manifestazioni.




