Attiviste perquisite in Questura a Brescia, il caso diventa nazionale
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Redazione Interno
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A Brescia, il fermo di polizia di alcune attiviste, avvenuto lunedì scorso, ha scatenato un'ondata di polemiche e richieste di chiarimenti. Le attiviste, che stavano partecipando a un'azione non violenta agli ingressi della fabbrica d'armi Leonardo, sono state costrette a spogliarsi durante le perquisizioni in Questura. Questo trattamento, definito un "abuso" dalle stesse attiviste, è stato giudicato discriminatorio poiché la richiesta di spogliarsi è stata rivolta solo alle persone identificate come donne, mentre agli uomini non è stato chiesto.
Val, una delle attiviste coinvolte, ha denunciato l'accaduto in un video diventato virale, sottolineando come le perquisizioni corporali umilianti siano state riservate esclusivamente alle donne. La vicenda ha suscitato reazioni unanimi da parte di tutte le forze politiche, che hanno chiesto chiarezza e verità sull'accaduto. Il gruppo +Europa al Comune di Brescia ha espresso la propria indignazione per i trattenimenti prolungati e le perquisizioni corporali subite dalle attiviste, pur non condividendo le battaglie degli stessi.
Al momento, non è stata aperta un'inchiesta sulle modalità delle perquisizioni effettuate dalla polizia, ma tutti gli atti relativi alla protesta di lunedì sono stati trasmessi alla Procura di Brescia. La manifestazione, organizzata dalle sigle di Extinction Rebellion, Palestina libera e Ultima generazione, ha portato alla denuncia di gravi violazioni dei diritti umani da parte dei centri antiviolenza, che chiedono un'indagine approfondita.
La sindaca di Brescia attende risposte dal ministro, mentre sabato è prevista una nuova iniziativa di protesta davanti alla Questura.




