Leone XIV e Francesco, le divergenze sottili sulla guerra della Nato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le parole di Francesco, pronunciate in un’intervista al Corriere della Sera, avevano sollevato un polverone politico e mediatico di notevole portata. L’immagine da lui utilizzata, quella di un’Alleanza Atlantica che “abbaia” alla porta della Russia, era stata interpretata – non senza forzature – come un’aperta critica alla politica di allargamento a Est della Nato, letta come un possibile movente, se non una giustificazione, per l’invasione russa dell’Ucraina. Il Pontefice argentino, che più volte ha riconosciuto il carattere di aggressione del conflitto, cercava una chiave di lettura storica e geopolitica, evitando però una condanna frontale e netta delle posizioni del Cremlino.

In netto contrasto con questa visione, si sono posizionate le dichiarazioni di papa Leone XIV, rilasciate quasi casualmente ai giornalisti la sera del 16 settembre a Castel Gandolfo. Rispondendo a una precisa domanda riguardante le dichiarazioni di Mosca su una presunta guerra della Nato alla Russia, il Pontefice ha affermato con chiarezza che “la Nato non ha cominciato nessuna guerra”, smarcandosi in modo evidente dalle precedenti valutazioni di Francesco e allineandosi alla narrazione maggioritaria in Occidente. Una presa di posizione che, sebbene espressa in tono pacato, delinea una differenza d’approccio non trascurabile tra i due.

Il contesto nel quale si inserisce questa divergenza dottrinale è quello di un conflitto che, sul piano militare, non accenna a placarsi. Mosca, attraverso le dichiarazioni del capo di stato maggiore Valery Gerasimov riportate dall’agenzia Tass, continua a rivendicare avanzamenti delle proprie truppe “praticamente su tutti i fronti” nella zona delle operazioni militari speciali, mentre sul versante diplomatico persiste uno stallo totale riguardo a qualsiasi negoziato per una tregua.

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