Putin a Trump: "Ucraina ceda il Donbass, lingua russa protetta, stop alla Nato"
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Redazione Esteri
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Anchorage, 17 ago. – Quello che doveva essere un vertice per ridisegnare gli equilibri geopolitici si è trasformato, fin dalle prime battute, in una trattativa a senso unico. Vladimir Putin ha presentato a Donald Trump le sue condizioni per una possibile pace in Ucraina: la cessione dei territori orientali, lo status ufficiale per la lingua russa e l’esclusione di Kiev dalla Nato. Documenti riservati del dipartimento di Stato americano, lasciati per errore in un hotel di Anchorage e poi finiti nelle mani della Npr, rivelano che Trump avrebbe persino portato in dono a Putin una statuetta dell’aquila americana, simbolo che però non sembra aver attenuato le pretese del Cremlino.
Le otto pagine dimenticate nella stampante di una struttura alberghiera, dove alloggiava parte della delegazione statunitense, contenevano dettagli precisi sull’agenda del summit: orari, luoghi e persino il nome delle sale in cui si sono svolti gli incontri. Ma ciò che più colpisce è l’assenza di concessioni reciproche. Putin, secondo fonti vicine ai colloqui citate da Reuters, avrebbe mostrato una certa apertura solo su un punto: garantire all’Ucraina alcune "garanzie di sicurezza", purché non collettive e soprattutto non legate all’Alleanza Atlantica.
Trump, da parte sua, ha cercato di mediare, ma senza ottenere risultati concreti. Al termine delle tre ore di colloquio, il presidente americano ha ammesso con gli alleati europei e con Volodymyr Zelensky che Mosca non ha intenzione di fermare la sua avanzata. «La pace costa cara», ha commentato una fonte diplomatica, sottolineando come il prezzo richiesto dal Cremlino sia di fatto una resa incondizionata su punti che Kiev non può accettare senza svendersi.
Il vertice, definito da più osservatori «triste ma non inutile», ha confermato una realtà già emersa da mesi: Putin non tratta se non da una posizione di forza. La proposta di annettere il Donbass, accompagnata dalla richiesta di tutelare il russo come lingua ufficiale, non è che l’ultimo tassello di una strategia che punta a ridurre l’Ucraina a uno Stato vassallo. Quanto alla Nato, la posizione del Cremlino rimane immutata: un “no” secco, senza spazio per compromessi.
Intanto, il gesto simbolico della "bald eagle" regalata da Trump – quasi a suggellare un’improbabile fratellanza – suona come una beffa di fronte alla durezza delle richieste russe. Senza contare che, come dimostrano i documenti smarriti, perfino la logistica del summit è stata gestita con un approccio approssimativo, lasciando trapelare informazioni che avrebbero dovuto restare riservate.




