Nato, vertice di Ankara tra burden shifting e tensioni. Per Meloni la sponda di Erdogan

Nato, vertice di Ankara tra burden shifting e tensioni. Per Meloni la sponda di Erdogan
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo il burden sharing, il burden shifting. È questa la dinamica che segna la vigilia del vertice Nato in programma ad Ankara il 7 e l'8 luglio, un appuntamento destinato a certificare un nuovo equilibrio nei rapporti tra gli Stati Uniti e l'Europa. La spinta dell'amministrazione Trump verso un alleggerimento del proprio impegno militare nel Vecchio Continente trova negli alleati europei la necessità di farsi carico di maggiori responsabilità, a partire dagli aiuti all'Ucraina e dagli investimenti nella difesa.

In questo scenario, Giorgia Meloni arriva al summit forte di una sponda, quella del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, emersa in una conversazione telefonica alla vigilia dell'incontro.

L'Italia e l'obiettivo del 5%: un impegno impossibile

Il tema del finanziamento alla difesa si conferma uno dei capitoli più complessi del summit di Ankara. Lo scorso anno, all'Aia, i 31 alleati si erano impegnati a portare al 5% del Pil entro il 2035 la spesa complessiva, di cui il 3,5% per i soli requisiti militari e l'1,5% per spese connesse alla difesa come le infrastrutture. Un obiettivo che per l'Italia si presenta come una sfida di non semplice soluzione: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito "impossibile" raggiungere quella percentuale entro il 2035, indicando piuttosto il 3,5% come tetto massimo percorribile.

La posizione italiana si inserisce in un quadro di crescente scetticismo che accomuna anche altri partner, come la Spagna, ferma al 2,1%, e il Regno Unito, dove le difficoltà di tracciare una "roadmap" credibile per il 5% hanno portato persino alle dimissioni del ministro della Difesa John Healey.

Il nodo degli aiuti a Kiev e il braccio di ferro sul 2027

Al centro della dichiarazione finale del vertice di Ankara, c'è l'impegno per il sostegno all'Ucraina. Il testo, che dovrà essere approvato dai capi di Stato e di governo, prevede un pacchetto di aiuti militari da 70 miliardi di euro per il 2026 e l'impegno a mantenere "almeno livelli equivalenti" nel 2027. Proprio su questo punto si è consumato uno degli ultimi bracci di ferro diplomatici: l'Italia aveva chiesto di non assumere impegni cogenti per il 2027, una richiesta accolta solo in parte.

La dichiarazione finale, infatti, manterrà l'obiettivo dei 70 miliardi per il prossimo anno, ma legherà la conferma degli aiuti nel 2027 a una decisione "sovrana" dei singoli membri dell'Alleanza. Un compromesso che sembra aver soddisfatto le richieste di Roma, evitando un impegno vincolante a due anni. La gran parte di questi fondi sarà a carico dei Paesi europei e del Canada, mentre gli Stati Uniti, come già emerso nelle scorse settimane, non parteciperanno direttamente al nuovo impegno finanziario.

Le relazioni con Washington e il ruolo di Erdoğan

La partecipazione di Donald Trump al vertice di Ankara è stata giustificata dallo stesso presidente americano "per rispetto" nei confronti di Erdoğan, in un clima di aperta tensione con molti alleati europei. Le critiche del tycoon si sono concentrate in particolare sul sostegno logistico rifiutato durante il conflitto con l'Iran e sul mancato allineamento di alcuni Paesi, Italia compresa, alla linea di Washington.

Meloni, da parte sua, ha respinto le critiche e la sua partecipazione al vertice si preannuncia complessa, anche in assenza di un bilaterale ufficiale con il presidente americano, come confermato da fonti governative. Sul fronte opposto, i rapporti con Ankara appaiono decisamente più distesi: la telefonata tra Meloni ed Erdoğan, avvenuta il 3 luglio, ha offerto l'occasione per ribadire l'impegno comune sull'importanza del Fianco Sud per la Nato, per discutere della situazione in Libia e per rafforzare la cooperazione bilaterale, in particolare nel settore della difesa.

Un asse che potrebbe rivelarsi prezioso per la premier italiana durante un summit che si preannuncia tra i più tesi degli ultimi anni.

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