Hamas accusa Israele di aver stravolto gli accordi, ma la controproposta è giudicata "inaccettabile" dagli Usa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre le fonti israeliane, citate dal Times of Israel, rivelano che la controproposta di Hamas non solo prevedeva la liberazione di un numero inferiore di ostaggi rispetto a quanto richiesto, ma anche un cessate il fuoco della durata di sette anni – ben oltre i 60 giorni inizialmente discussi –, il movimento islamista ribatte di non aver respinto il piano statunitense. Basem Naim, alto esponente di Hamas, ha dichiarato a Reuters che la reazione di Israele alle condizioni mediate da Washington sarebbe «incompatibile» con quanto concordato.
L’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, nominato da Donald Trump per coordinare i negoziati, ha però bollato come «totalmente inaccettabile» la posizione di Hamas, definendola un passo indietro rispetto alle trattative. «Dovrebbero accettare lo schema presentato come base per avviare i colloqui già la prossima settimana», ha aggiunto. Da Gerusalemme, dove il capo negoziatore Ron Dermer aveva approvato il formato americano, la richiesta di modifiche avanzata da Hamas è stata interpretata come un «rifiuto effettivo».
Intanto, a Gaza la situazione umanitaria rimane drammatica. Le forze israeliane hanno aperto il fuoco vicino a un centro di assistenza a Rafah, causando almeno 22 morti e oltre 115 feriti, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Hamas, dal canto suo, ha presentato un piano in cinque fasi che include la liberazione di 10 ostaggi e la restituzione di 18 corpi, ma senza ottenere l’avallo di Washington.
Vali Nasr, politologo esperto di Medio Oriente, osserva che il nodo centrale resta la durata della tregua. «L’ala militare di Hamas è praticamente annientata, ma la leadership politica controlla ancora Gaza», ha spiegato. «Gli ostaggi rimangono l’unica leva per negoziare, ma tutto dipenderà dalle mosse di Israele». Quanto alla proposta di sette anni di cessate il fuoco, appare più una mossa tattica che una reale apertura, considerato il giudizio netto degli Stati Uniti e le reticenze israeliane.




