Braathen domina la prima manche del gigante, l’Italia insegue. Il curling femminice, Cina-Italia 8-7

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pista di Livigno, in questa mattina sabato 14 febbraio, sta assistendo a una prestazione che profila già di storico per lo sci alpino mondiale, se non altro per i colori sotto i quali si presenta il suo protagonista. Lucas Pinheiro Braathen, il norvegese-brasiliano che ha letteralmente spaccato in due la sua carriera e, con essa, le gerarchie dello sci mondiale, ha letteralmente surclassato la concorrenza nella prima manche del gigante maschile valido per i Giochi di Milano Cortina 2026. I distacchi, enormi e quasi imbarazzanti per i suoi inseguitori, raccontano di una discesa perfetta, di quelle che non lasciano spazio a repliche: il tempo del brasiliano, che della nazionale verdeoro è anche portabandiera in questa rassegna a cinque cerchi, ha scavato un solco profondo mezzo secondo sul secondo classificato, un divario abnorme per una specialità dove tutto si decide sui centesimi. Alle sue spalle, a dover rimontare uno svantaggio che pare già un macigno, ci sono due svizzeri di primissimo piano, con Marco Odermatt e Loic Meillard a guidare un drappello di inseguitori composto, tra gli altri, anche dai norvegesi Atle Lie McGrath e Henrik Kristoffersen; l’Italia, dal canto suo, affida le proprie residue speranze di un piazzamento di prestigio ad Alex Vinatzer e Giovanni Franzoni, autori di una prima manche comunque solida ma lontana anni luce dalla vetta, mentre l’austriaco Marco Schwarz, reduce dai problemi fisici, arranca nelle retrovie cercando di limitare i danni in vista del pomeriggio -2-3-9.

Per comprendere la portata di quanto sta accadendo sulle nevi lombarde, bisogna addentrarsi nella biografia tormentata di questo atleta, un personaggio che lo sci non vedeva dai tempi di Alberto Tomba per capacità di stare al centro della scena. Classe 2000, nato a Oslo da padre norvegese e madre brasiliana, Lucas – che all’anagrafe fa Pinheiro Braathen – ha vissuto un’infanzia divisa tra i fiordi e San Paolo, coltivando inizialmente il sogno di fare il calciatore e ispirandosi a Ronaldinho, salvo poi scoprire una dote innata per i pali dello slalom -7. Con la Norvegia, la potenza sciistica per antonomasia, aveva già vinto una Coppa del Mondo di slalom speciale e partecipato all’Olimpiade di Pechino 2022, salvo poi non concludere le gare. Ma è nell’ottobre del 2023, prima del gigante di Soelden, che arriva la mossa a sorpresa: la rottura con la federazione norvegese, maturata anche per dissidi sulla gestione personale dei diritti d’immagine e degli sponsor, lo porta a un clamoroso ritiro, a un anno di pausa che tutti interpretano come un addio definitivo alle competizioni. Invece, puntuale come un metronomo, ecco il ritorno nel 2024 con una nuova nazionalità sportiva, quella brasiliana della madre, e una fame agonistica che lo ha portato a infrangere record su record: a fine 2024 il primo podio in Coppa del Mondo per il Brasile, il secondo posto a Beaver Creek, e poi la prima vittoria storica in uno speciale a Levi nel novembre del 2025 -2. Oggi, a Livigno, potrebbe regalare al gigante sudamericano la prima medaglia d'oro della sua storia ai Giochi invernali.

Mentre lo sci plaudiva alla prova monstre di Braathen, al Palaghiaccio di Cortina d’Ampezzo si consumava un altro capitolo del torneo femminile di curling, un girone all’italiana che per le azzurre si sta rivelando particolarmente amaro. Nell’incontro valido per la fase a gironi, la squadra di casa è uscita sconfitta con il punteggio di 8 a 7 contro la Cina, una battaglia combattuta punto a punto fino all’ultima stone, ma che alla fine ha sorriso alle asiatiche -9. Si tratta della terza sconfitta consecutiva per le ragazze italiane, un risultato che complica non poco il cammino verso le fasi a eliminazione diretta e che getta un’ombra di delusione su un pubblico, quello ampezzano, che aveva riposto grandi speranze in questa disciplina dopo i recenti successi internazionali. La partita, equilibratissima, ha visto le italiane rimontare più volte lo svantaggio, riuscendo a portarsi sul 7-7 e costringendo le cinesi a giocarsi l’ultimo tiro con il coltello tra i denti. Un ultimo end che ha premiato la precisione delle avversarie, lasciando l’amaro in bocca a Stefania Constantini e compagne, costrette a prepararsi già per la successiva e ostica sfida serale contro la Svezia, un’altra corazzata del circuito -8.

Biathlon e pattinaggio, la giornata azzurra si gioca sulle piste di casa

Lo sguardo degli appassionati, però, non si ferma certo ai soli rettangoli di ghiaccio e ai tracciati alpini. L’undicesimo giorno di gare, infatti, mette in palio medaglie pesantissime anche in altre discipline dove l’Italia può e deve dire la sua, a partire dallo stadio del biathlon di Anterselva, tempio sacro dello sport italiano. Qui, nel pomeriggio, andrà in scena la sprint femminile di 7,5 km, una delle gare più attese dell’intera rassegna, con Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi chiamate a trasformare la pressione del pubblico di casa in carburante per le loro gambe. Le due azzurre, reduci da una stagione di alti e bassi ma sostenute da una forma fisica in crescita, partono con i favori del pronostico, consapevoli però che il livello della concorrenza, a partire dalle francesi e dalle svedesi, è altissimo e non perdona il minimo errore al poligono. Una gara, quella di Anterselva, che profuma di rivalsa e di conferma, in una giornata che potrebbe regalare all'Italia sprint e pattini da corsa -8.

Short track e fondo, le altre speranze tricolori in un sabato di fuoco

La caccia all’oro prosegue anche sulla pista di ghiaccio dell’Arena di Milano, dove nel tardo pomeriggio andrà in scena la finale dei 1500 metri maschili di short track. Pietro Sighel, dopo la delusione per la squalifica rimediata nei 1000 metri, cerca il riscatto personale e punta dritto al podio in una delle distanze che meglio esalta le sue doti di fondo e di gestione della gara. Con lui, Luca Spechenhauser e Thomas Nadalini proveranno a giocarsi le carte per un posto in finale, in una specialità dove la lotta è a corpo e le cadute, si sa, sono sempre in agguato. Nel frattempo, in Val di Fiemme, la staffetta femminile di sci di fondo cerca di recitare un ruolo da protagonista: Federica Cassol, Iris De Martin Pinter, Martina Di Centa e Caterina Ganz, in una frazione che richiederà un perfetto cambio di passo, proveranno a tenere testa alle potentissime squadre scandinave, consapevoli che una medaglia, in una disciplina così faticosa, varrebbe doppio proprio perché arrivata in casa -3.

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