Real Madrid, notte di fuoco dopo il ko: Xabi Alonso rischia, la Champions diventa l'ultimo vagone

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il silenzio che è calato sul Santiago Bernabéu dopo i fischi finali, domenica sera, si è protratto ben oltre l’orario consueto, trasformandosi in un rumore di fondo carico di tensione nelle sale dirigenziali del club. La sconfitta per due reti a zero contro il Celta Vigo, maturata attraverso una prestazione opaca e priva di reale organizzazione, ha infatti innescato una riunione d’urgenza tra i vertici societari, la quale – secondo quanto riportato – si è protratta fino a notte fonda. Il tema unico all’ordine del giorno era, ed è, il futuro dell’allenatore Xabi Alonso, il cui rapporto con la squadra appare ormai compromesso e la cui panchina, dopo questa ennesima delusione, vacilla pericolosamente. La fiducia nella guida del tecnico basco, che aveva ereditato con grandi aspettative il posto di Carlo Ancelotti, non è dunque svanita del tutto, ma viene descritta come meramente residuale e legata a un evento preciso: la prestazione, e soprattutto il risultato, dell’imminente sfida di Champions League contro il Manchester City.

Una crisi profonda e i nomi per la successione

I giornali spagnoli, citando fonti interne, dipingono un ambiente ormai saturo, nel quale Alonso sarebbe percepito come un leader eccessivamente concentrato su se stesso e le cui scelte tattiche non troverebbero più ascolto in uno spogliatoio disunito e sfiduciato. Il declino nella Liga, con un impressionante recupero di nove punti da parte del Barcellona nell’arco dell’ultimo mese, costituisce il dato più lampante di una parabola discendente che la sconfitta col Celta ha semplicemente resa incontrovertibile. La squadra, come osservato da molti, sembra affidarsi esclusivamente a lampi di genio individuale, mostrando nervi scoperti e una chiara mancanza di un’identità di gioco collettiva, elementi che hanno scatenato la reazione corale della tifoseria di casa. È in questo clima, fatto di fischi e di un palpablee disagio, che la dirigenza madridista ha iniziato a muoversi per esplorare le possibili vie d’uscita, preparandosi a uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava impensabile.

La partita che vale un destino

Proprio per questo, l’incontro di mercoledì contro il Manchester City assume le connotazioni di un vero e proprio ultimatum, un esame in cui il tecnico giocherà tutto il proprio destino sulla panchina madridista. La vittoria, o quantomeno una prestazione convincente che permetta di mantenere vive le speranze di passare il turno, potrebbe temporaneamente placare gli animi e concedere una proroga; un’altra uscita fiacca, al contrario, porrebbe quasi certamente fine all’esperienza di Alonso. Mentre il club, stando alle informazioni di stampa, avrebbe già preso dei contatti per sondare la disponibilità di tecnici di altissimo profilo – tra cui vengono menzionati Zinedine Zidane e Jürgen Klopp –, l’attenzione si sposta dunque interamente sul palcoscenico europeo, dove il Real Madrid dovrà dimostrare di avere ancora qualcosa da dire sotto la guida dell’attuale allenatore.

Il contesto di un fallimento annunciato

Ciò che colpisce, al di là dell’episodio singolo, è la rapidità con cui si è consumato questo deterioramento, in un club abituato a tollerare poco le flessioni e ancor meno le critiche aperte da parte dei propri tifosi. La doppietta dell’attaccante del Celta ha semplicemente certificato una situazione già ampiamente percepibile, ovvero quella di una squadra “senza anima”, come è stata definita, e di un progetto tecnico che fatica a tradursi in risultati e gioco propositivo. Il lavoro di Xabi Alonso, pertanto, è oggi sottoposto a una valutazione spietata che prescinde dai meriti passati e si concentra unicamente sulla capacità di invertire immediatamente una rotta pericolosa, un compito che si annuncia tanto improbo quanto decisivo per le sorti della sua carriera sulla panchina più calda del mondo.

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