Legge sul consenso, il freno in Senato e le voci della magistratura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il percorso della legge sul consenso, che avrebbe modificato l'articolo 609-bis del codice penale, ha incontrato un ostacolo inatteso dopo l'approvazione unanime alla Camera. Il principio cardine, destinato a spostare l'asse della prova dalla resistenza della vittima alla ricerca di un "sì chiaro e libero", è stato infatti sospeso al Senato, dove la Lega – con l'appoggio di altri partiti di maggioranza – ne ha chiesto il rinvio. Una mossa che, interrompendo un raro patto politico, ha lasciato in sospeso una riforma attesa da molti, la quale, come ebbe a dire qualcuno, avrebbe potuto segnare un passo significativo nella civiltà del rispetto.

La delusione di un magistrato

Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano e noto per la sua competenza in materia di violenza di genere, ha espresso un profondo rammarico per questa battuta d'arresto. Egli, più che nella sua veste istituzionale, ha sottolineato come cittadino il carattere mancato dell'occasione, un'occasione per affermare con forza un principio di civiltà; una circostanza che ha reso ancor più amaro il fatto che lo stop sia giunto proprio nella giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Roia, senza nascondere la propria delusione, ha definito quelle obiezioni come inesatte, perdendo così un'opportunità concreta di progresso.

Le critiche di natura giuridica

Parallelamente al dibattito politico, si sono levate voci critiche di segno opposto, che mettono in discussione non solo la legge sul consenso ma anche altre recenti innovazioni legislative. In un contributo apparso su una rivista giuridica, l'introduzione del nuovo reato di femminicidio è stata bollata come una distorsione demagogica, l'ennesima secondo l'autore, che snaturerebbe i principi costituzionali. La norma, si sostiene, creerebbe un monumento all'incertezza, affidando al giudice un arbitrio pericoloso nel valutare le motivazioni psicologiche dell'agente, in un ritorno a un giudizio sulla personalità del reo che stride con i cardini del diritto penale moderno.

Il significato profondo del consenso

Nonostante le polemiche, il concetto di consenso libero rappresenta, per i suoi sostenitori, un'evoluzione necessaria. Roia stesso ha chiarito che si tratta di un principio più ampio di quanto non appaia, il quale va ben oltre gli attuali casi in cui il consenso è ritenuto assente – come la violenza o l'abuso di una condizione di inferiorità. Questo cambiamento, che arricchisce la categoria giuridica, non comporterebbe tuttavia stravolgimenti a livello processuale: in tribunale, aggressore e vittima continuerebbero a confrontarsi sulla base delle medesime regole probatorie, lasciando intatto il sistema pur introducendo una diversa, e più moderna, prospettiva culturale.

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