Tentato sequestro di un bambino a Latina, il 34enne si difende: "Avevo bevuto una bottiglia di Jack Daniels"
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Redazione Interno
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La dinamica di quei secondi, convulsi e disperati, è stata ricostruita dagli agenti della squadra volante, giunti sul parcheggio di un supermercato di Latina dopo una segnalazione che parlava di un uomo dall’atteggiamento sospetto, uno di quelli che non sfuggono all’occhio attento di un cittadino. Era il pomeriggio di domenica 8 marzo, e una donna, seduta al posto di guida della propria auto, era appena rientrata con il figlio di cinque mesi, sistemandolo nel seggiolino posteriore, quando all’improvviso uno sportello si è spalancato. Quell’uomo, un trentaquattrenne di origini irachene, ha allungato le mani verso il piccolo, cercando di strapparlo dall’abitacolo. Le urla della madre, un istinto primordiale e assordante, hanno forato il normale brusio del tardo pomeriggio, richiamando l’attenzione del marito, che non era lontano, e di un altro avventore: furono loro a mettersi all’inseguimento, a bloccare fisicamente il fuggitivo e a tenerlo fermo fino all’arrivo delle pattuglie.
Nel frattempo, mentre l’uomo veniva immobilizzato a terra, la scena si era già caricata di una tensione inaudita: il padre, dopo aver sentito le grida della moglie, aveva coperto in pochi balzi la distanza che lo separava dall’aggressore, e insieme a quel testimone che per primo lo aveva segnalato mentre si aggirava con fare guardingo tra le auto in sosta, era riuscito a impedire che il peggio si compisse. La polizia, all’arrivo, ha potuto solo procedere all’identificazione e all’arresto del 34enne, il quale, oltre all’accusa di tentato sequestro di persona, si è visto contestare anche il porto di oggetti atti ad offendere: nella sua disponibilità, infatti, gli agenti hanno rinvenuto un martello in gomma, un particolare questo che aggiunge un ulteriore tassello di inquietudine alla vicenda.
Le contestazioni e le prime difese dell’indagato
Portato in carcere in attesa dell’udienza di convalida, l’uomo, la cui posizione giuridica sul territorio nazionale è risultata irregolare dagli accertamenti successivi al fotosegnalamento, ha dovuto rispondere al giudice per le indagini preliminari delle pesanti accuse mosse a suo carico. Durante l’interrogatorio, il 34enne ha tentato di fornire una versione dei fatti che potesse giustificare, o quantomeno ridimensionare, la gravità del suo gesto, negando qualsiasi intenzione dolosa legata al rapimento del piccolo. La sua difesa, affidata all’avvocato Francesco Cossa, si è incentrata sullo stato di alterazione in cui versava al momento dei fatti: l’indagato avrebbe dichiarato di aver consumato un’intera bottiglia di Jack Daniels, un tentativo di ricondurre l’accaduto a un gesto folle e scriteriato, frutto dell’ubriachezza, piuttosto che a un disegno criminoso premeditato.
Il legale, dal canto suo, ha parlato di “disagio sociale” per inquadrare la complessiva condizione del suo assistito, lasciando intendere che dietro quell’insano gesto possano celarsi fragilità personali e un contesto di vita ai margini, sebbene ciò non attenui, sul piano oggettivo, la violenza e la paura scatenate in quei concitati minuti. Resta ora al giudice il compito di valutare la credibilità di questa versione difensiva, soppesandola con la ricostruzione degli agenti e con la testimonianza dei genitori del bambino, il cui racconto, carico dello sgomento per ciò che avrebbe potuto accadere, ha già offerto agli inquirenti un quadro drammaticamente chiaro dell’aggressione subita.
L’arma impropria e la posizione dell’indagato
A rendere ancora più complesso il quadro probatorio a carico del 34enne iracheno è stato il ritrovamento, nel corso della perquisizione personale, di quell’attrezzo, un martello dalla testa in gomma, che gli investigatori hanno immediatamente classificato come potenziale oggetto contundente. La presenza di quello che viene definito un “oggetto atto ad offendere” introduce un elemento di preoccupante ambiguità nella vicenda: non è chiaro, e sarà compito delle indagini appurarlo, se quell’arnese dovesse servire a forzare la serratura dell’auto, a minacciare la madre per neutralizzarne la reazione, o se fosse semplicemente un attrezzo che l’uomo portava con sé, magari per ragioni lavorative.
Al di là delle intenzioni, il porto ingiustificato di quell’oggetto in un luogo pubblico ha integrato un’ulteriore fattispecie di reato, aggravando la posizione dell’arrestato. Gli agenti, del resto, avevano già avuto modo di notare come l’uomo si muovesse con fare sospetto tra i veicoli in sosta ancora prima di compiere il gesto, un comportamento che aveva indotto un passante a memorizzarne le fattezze e a dare l’allarme, consentendo poi una reazione così immediata. Gli accertamenti, a questo punto, si concentreranno anche sulla possibilità che il 34enne avesse già preso di mira altre auto o altri bambini, sebbene al momento non emergano collegamenti con altri episodi.
Le reazioni istituzionali dopo l’arresto
La notizia del tentato rapimento ha inevitabilmente scosso l’opinione pubblica locale, provocando una immediata presa di posizione da parte delle istituzioni. La sindaca di Latina, Matilde Celentano, ha espresso a nome dell’amministrazione comunale la propria vicinanza alla famiglia del piccolo, manifestando al contempo orgoglio per la prontezza con cui il sistema di sicurezza cittadino ha saputo rispondere, grazie al coraggio dei presenti e alla professionalità della Polizia di Stato. Il primo cittadino ha sottolineato come episodi di tale gravità, seppur per fortuna circoscritti, impongano una riflessione più ampia sulle misure di prevenzione e controllo del territorio, annunciando l’intenzione di potenziare i sistemi di videosorveglianza nelle aree considerate maggiormente sensibili, come i grandi parcheggi commerciali.
Dichiarazioni che testimoniano come, al di là della vicenda giudiziaria che dovrà accertare le responsabilità penali del 34enne, il fatto abbia aperto un fronte di discussione sulla percezione di sicurezza collettiva, riaccendendo i riflettori su quei luoghi della quotidianità – un supermercato, la sua area di sosta – dove la distrazione e la routine possono trasformarsi in occasione per atti violenti e imprevedibili. Un episodio, quello di Latina, che per molti versi ha richiamato alla memoria un analogo tentativo di rapimento avvenuto settimane prima in un supermercato di Bergamo, riproponendo il medesimo, angosciante interrogativo su come difendere i più piccoli in spazi comuni e aperti al pubblico.




