Tenta il sequestro di un bambino a Latina, il 34enne iracheno si difende: "Avevo bevuto una bottiglia di Jack Daniels"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura della Repubblica di Latina dovrà fare chiarezza su diversi punti, a partire dalle effettive condizioni psicofisiche dell’uomo al momento dei fatti, per confermare o meno l’impianto accusatorio costruito dagli agenti della squadra volante. Il provvedimento restrittivo, notificato dagli agenti nella tarda serata di domenica, è stato convalidato nelle scorse ore dal giudice per le indagini preliminari, il quale ha però concesso all’indagato la facoltà di rispondere alle domande del magistrato durante l’interrogatorio di garanzia. È emerso così un elemento nuovo, destinato a diventare centrale nel dibattito processuale: l’indagato, assistito dall’avvocato Francesco Cossa, avrebbe dichiarato di non ricordare gran parte di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica a causa di un elevato tasso alcolemico, conseguenza dell’assunzione di una bottiglia intera di Jack Daniels. Una ricostruzione che contrasta nettamente con la dinamica precisa e lucida che emerge dagli atti investigativi e dalle testimonianze raccolte dagli agenti.

Il racconto dei genitori e il ruolo del passante

Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, che hanno acquisito anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, l’uomo di origini irachene si era aggirato per diversi minuti tra le automobili in sosta nell’area antistante il supermercato Carrefour, mostrando un atteggiamento che un cliente ha definito fin da subito "sospetto" al punto da indurlo a contattare la sala operativa della Questura. Poco dopo, lo stesso individuo si sarebbe avvicinato con decisione a un’auto parcheggiata, all’interno della quale una donna era seduta accanto al figlio di appena cinque mesi, posizionato sul seggiolino posteriore. Aperto lo sportello, avrebbe tentato di afferrare il piccolo, ma la reazione immediata della madre, che ha iniziato a urlare con quanto fiato aveva in gola, ha attirato l’attenzione del marito, che si trovava nelle vicinanze, e dello stesso testimone che aveva già allertato la polizia. I due, intervenuti tempestivamente, sono riusciti a bloccare il 34enne e a trattenerlo fino all’arrivo delle volanti, impedendo così che la situazione degenerasse ulteriormente.

Il possesso del martello e la posizione giudiziaria

Al momento della perquisizione personale, effettuata dagli agenti subito dopo il fermo, l’uomo è stato trovato in possesso di un martello in gomma, un oggetto che gli inquirenti ritengono potesse essere utilizzato come strumento atto a offendere, circostanza che ha aggravato la posizione dell’indagato portando alla contestazione del reato di porto abusivo di oggetti atti ad offendere, oltre a quello, ben più grave, di tentato sequestro di persona. Gli accertamenti in Questura hanno inoltre rivelato che il cittadino iracheno, la cui età anagrafica è stata confermata in 34 anni, si trovava in Italia in posizione irregolare, un aspetto che potrebbe influire sulle eventuali misure di contorno disposte dall’autorità giudiziaria in caso di mancata convalida della custodia cautelare in carcere, sebbene la gravità della condotta contestata renda al momento remota questa eventualità.

La linea difensiva e le prossime scadenze

Davanti al giudice, il legale dell’indagato ha tentato di costruire una linea difensiva incentrata sullo stato di alterazione del suo assistito, parlando di un "disagio sociale" legato anche alla dipendenza da alcol e alle difficili condizioni di vita, elementi che – a parere della difesa – potrebbero aver offuscato la capacità di intendere e di volere dell’uomo, riducendone di fatto la percezione della realtà e spingendolo a un gesto altrimenti incomprensibile. I pubblici ministeri, dal canto loro, valutano con attenzione la versione fornita dallo stesso 34enne, ma sembrano propensi a ritenere che la sequenza delle azioni – dal suo aggirarsi guardinghiamente tra le vetture alla precisa apertura dello sportello nel momento in cui la madre era sola con il neonato – possa invece configurare una precisa volontà predatoria, difficilmente riconducibile al mero stato di ebbrezza. Sono in corso ulteriori verifiche, anche attraverso l’analisi approfondita delle registrazioni delle telecamere di sorveglianza del centro commerciale, che potrebbero fornire ulteriori dettagli sui minuti immediatamente precedenti al tentativo di sequestro.

L’importanza della testimonianza oculare

Non va sottovalutato, in questa fase, il ruolo avuto dalla segnalazione del cittadino che, insospettito dai movimenti del 34enne, non ha esitato a chiamare la polizia e, successivamente, a partecipare attivamente all’inseguimento e al blocco del malvivente insieme al padre del piccolo. Un contributo che gli inquirenti hanno definito determinante per scongiurare conseguenze ben più tragiche e che permette ora agli investigatori di disporre di una ricostruzione precisa e coerente dei fatti, incrociabile con i primi riscontri oggettivi già in possesso della Procura. La decisione sulla richiesta di convalida dell’arresto e sull’applicazione di una misura cautelare, che molto probabilmente sarà quella della custodia in carcere visti i precedenti specifici e la condizione di irregolarità, attende ora solo il verdetto del giudice, al quale spetta l’ultima parola sulla libertà di un uomo che, secondo quanto dichiarato da alcuni testimoni, avrebbe più volte ripetuto frasi sconnesse durante la concitata fase del fermo, alimentando ulteriori dubbi sulla sua reale consapevolezza al momento dell’azione.

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