Domenicali spinge per la scelta del motore 2031: il futuro della F1 si decide quest'anno
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Redazione Sport
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La nuova era della Formula 1, quella caratterizzata dalle power unit a ripartizione paritaria (50% termica, 50% elettrica), è appena iniziata, eppure già si guarda al prossimo decennio. In un contesto dove l’ecosistema – squadre, costruttori e Federazione – è giustamente concentrato a ottimizzare un quadro tecnico tanto rivoluzionario quanto controverso, l’amministratore delegato della Formula 1, Stefano Domenicali, ha lanciato un monito chiaro e netto: non c’è tempo da perdere. La direzione che prenderà la power unit del futuro, quella destinata a debuttare nel 2031, deve essere decisa già entro la fine di quest’anno, per evitare di ritrovarsi con le spalle al muro quando i tempi stringeranno.
Il paradosso delle monoposto 2026: veloci ma strozzate
Se da un lato i vertici dello sport guardano avanti, dall’altro il presente regalato dalle nuove vetture è quanto meno paradossale. Le monoposto, perfette sulla carta per essere portate al limite, si scontrano quotidianamente con la “gabbia” della gestione energetica. Le dichiarazioni dei protagonisti sono emblematiche: il campione del mondo in carica, Lando Norris, pur ammettendo che il minor carico aerodinamico le rende “divertenti” e scivolose – caratteristiche che esaltano l’abilità del pilota – non ha nascosto le profonde contraddizioni di un regolamento che impone uno stile di guida innaturale. “Dobbiamo dimenticare tutto ciò che abbiamo imparato in carriera”, ha spiegato Norris, riferendosi alla necessità di sollevare il piede dall’acceleratore non per risparmiare gomme o carburante, ma per ricaricare la batteria, trasformando curve iconiche in banali zone di recupero energetico.
Le preoccupazioni per la sicurezza e i rischi in pista
A rendere il clima ancora più teso, però, sono le questioni legate alla sicurezza, sollevate con insistenza da piloti del calibro di Charles Leclerc e Max Verstappen. Le differenze di velocità tra una vettura in fase di ricarica e una che sfrutta il “boost” elettrico sono talmente elevate – si parla di distacchi anche di 80 km/h sul rettilineo – da creare scenari potenzialmente pericolosissimi. L’incidente occorso a Oliver Bearman a Suzuka, costretto a una violenta deviazione nella via di fuga per evitare un’auto molto più lenta, ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, costringendo la FIA a valutare correttivi immediati al regolamento, sebbene le soluzioni strutturali richiedano tempi tecnici lunghi.
La strategia per il 2031 tra semplificazione e sostenibilità
Domenicali, forte del successo mediatico che lo sport sta vivendo nonostante le critiche, ha ribadito la necessità di un cambio di rotta per il ciclo successivo. Se cinque anni fa la spinta all’elettrificazione era ritenuta indispensabile per attrarre colossi come Audi e Honda, oggi il mercato automobilistico globale sta tornando verso soluzioni più ibride e tradizionali, complice anche l’avvento dei carburanti sostenibili. La ricetta prospettata dall’amministratore delegato, in sintonia con la visione del presidente FIA Mohammed Ben Sulayem, è chiara: un motore endotermico più potente e un componente elettrico ridimensionato (forse un piccolo Kers), per alleggerire le vetture, ridurre i costi e restituire ai puristi quella “purezza” di guida che le pesanti batterie attuali hanno sacrificato. Una scelta, questa, che richiede coraggio e visione, ma che deve essere ratificata al più presto per dare ai costruttori il tempo di progettare le monoposto del prossimo decennio senza l’ansia dell’improvvisazione.




