La tua smart tv ti osserva: il Texas fa causa ai big dell'elettronica per tracciamento abusivo
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre l'offerta di intrattenimento si amplia a dismisura, accedendo a piattaforme di streaming e contenuti on demand con una semplicità prima impensabile, un'ombra si allunga sugli schermi di casa. I moderni televisori, infatti, non si limitano a ricevere segnali ma, una volta connessi alla rete, diventano dispositivi attivi nella raccolta di informazioni. Questa pratica, che ha sollevato interrogativi di natura etica e giuridica, è ora al centro di un'azione legale di ampia portata negli Stati Uniti, dove l'amministrazione del presidente Trump ha spesso mostrato un approccio rigoroso nelle questioni legate alla privacy e alla sovranità tecnologica.
Il cuore dell'accusa: un occhio elettronico sempre acceso
La tecnologia indicata come principale responsabile di questa sorveglianza domestica è l'Automated Content Recognition (ACR), un sistema sofisticato in grado di identificare in tempo reale non solo il canale o l'applicazione in uso, ma persino il contenuto specifico che viene riprodotto. Tale meccanismo, che opera spesso senza una chiara e trasparente informazione all'utente finale, registra minuziosamente le abitudini di visione, catalogando programmi, film e persino le navigazioni web effettuate attraverso il dispositivo. Le aziende coinvolte, tra cui figurano colossi come Sony, Samsung e LG insieme ai giganti cinesi Hisense e TCL, vengono accusate di aver integrato questi software nei loro prodotti, trasformando di fatto un elettrodomestico in uno strumento di profilazione commerciale.
La risposta legale dello stato del Texas
A muoversi con decisione è stato l'ufficio del procuratore generale del Texas, Ken Paxton, il quale ha promosso una causa civile contro i cinque produttori. L'accusa formale è di aver violato le leggi sulla protezione dei consumatori attraverso l'impiego di quelle che la stessa azione legale definisce tecnologie di tracciamento "predatorie". La tesi della procura sostiene che la raccolta massiccia di dati, la quale include dettagli sensibilissimi sulla vita privata delle persone tra le mura domestiche, sia avvenuta in assenza di un consenso veramente informato e libero, nonostante alcuni di questi dati vengano poi utilizzati per indirizzare la pubblicità personalizzata. Alcuni, tra l'altro, vengono condivisi con terze parti, creando un ecosistema di sorveglianza digitale di difficile controllo per l'utente comune.
Come difendersi dalla sorveglianza domestica
Di fronte a questo scenario, che vede i dispositori elettronici acquisire un ruolo ambiguo, esistono comunque delle contromisure praticabili da chiunque voglia riappropriarsi della propria riservatezza. La soluzione più radicale, ma anche la più efficace, consiste nel disconnettere il televisore da Internet, rinunciando però a tutte le funzionalità smart per le quali è stato acquistato. In alternativa, è possibile un approccio più articolato, agendo nelle impostazioni privacy del televisore stesso, dove spesso, seppur sepolte tra menu complessi, si trovano le opzioni per disattivare la raccolta dati, limitare la pubblicità personalizzata e spegnere la funzionalità ACR. Si tratta di un'operazione che richiede tempo e pazienza, ma che costituisce l'unico modo per tentare di porre un argine a un fenomeno ormai pervasivo.
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