In Valsesia il mantello terrestre è a due chilometri di profondità: al via la seconda fase del progetto Dive
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Esiste un luogo, nelle Alpi piemontesi, dove le profondità del pianeta sembrano affiorare quasi in superficie. È la zona Ivrea-Verbano, un territorio che si estende tra la Valsesia e la Val d’Ossola e che, per le sue caratteristiche geologiche, è considerato uno dei contesti più significativi delle Alpi occidentali. Qui i processi tettonici che hanno portato alla formazione della catena montuosa hanno spinto verso l’alto un frammento di crosta profonda e di mantello superiore, inclinandolo e portandolo a quote insolitamente ridotte.
Il risultato è che materiali normalmente sepolti a decine di chilometri di profondità si trovano oggi a portata di trivella.
Un laboratorio naturale per studiare l’interno della Terra
Il territorio del Geopark Sesia Val Grande costituisce un laboratorio naturale di straordinario interesse per lo studio della struttura profonda del pianeta. Nella zona di Vocca, le indagini geofisiche indicano che la transizione tra la crosta terrestre e il mantello si troverebbe a circa due chilometri sotto la superficie, una distanza eccezionalmente ridotta se si considera che altrove sulla terraferma lo stesso confine è sepolto a trenta chilometri o più.
Questo confine prende il nome di discontinuità di Mohorovičić, o più semplicemente Moho, dal nome del sismologo croato Andrija Mohorovičić che la individuò nel 1909. Pochi chilometri a monte rispetto a Vocca affiora la peridotite di Balmuccia, una roccia che proviene dal mantello superiore e che rappresenta uno dei rari esempi al mondo visibili in superficie.
Il progetto Dive e la prima fase in Val d’Ossola
Il progetto internazionale Dive, acronimo di Drilling the Ivrea-Verbano zonE, è nato con l’obiettivo di studiare direttamente, attraverso perforazioni scientifiche, la struttura profonda dell’area. La prima fase, svolta tra il 2022 e il 2024, ha interessato la Val d’Ossola con due pozzi: il primo a Ornavasso, spinto fino a 578,5 metri, e il secondo a Megolo di Mezzo, nel comune di Pieve Vergonte, che ha raggiunto i 909,5 metri. I carotaggi hanno attraversato rocce metasedimentarie della crosta medio-inferiore e, nel secondo caso, gabbri, gabbronoriti e corpi pirossenitici.
Il recupero delle carote è stato prossimo al cento per cento in entrambi i sondaggi, consentendo di osservare contatti, fratture e variazioni mineralogiche lungo il percorso della perforazione. Alle descrizioni dei campioni sono state affiancate misure di densità, suscettività magnetica, resistività e velocità delle onde.
La nuova perforazione a Vocca e il supporto internazionale
La seconda fase del progetto si sposta ora in Valsesia, nell’area di Vocca, dove è prevista una nuova perforazione esplorativa con l’obiettivo di raggiungere circa due chilometri di profondità. Il progetto è sostenuto dall’ICDP, l’International Continental Scientific Drilling Programme, e coinvolge numerose istituzioni di ricerca italiane e internazionali.
Tra i partecipanti figurano l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, le Università di Trieste e di Napoli Parthenope, insieme a istituti di ricerca e università di Svizzera, Austria, Germania, Francia, Stati Uniti e Australia. Venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 17, presso il Palazzo d’Adda a Varallo, ricercatori e accademici presenteranno pubblicamente gli obiettivi della seconda fase.
L’incontro, organizzato in collaborazione con l’Associazione Sesia Val Grande Geopark e con il patrocinio dei comuni di Vocca e Varallo e dell’Unione Montana dei Comuni della Valsesia, sarà aperto al pubblico e seguito da una sessione di domande.
Le indagini preliminari e gli obiettivi scientifici
La caratterizzazione del sito di perforazione va avanti da anni e su diverse scale di indagine. Sono state realizzate tre campagne sismiche attive, un profilo sismico passivo, campagne gravimetriche regionali e locali e rilievi fotogrammetrici con droni per l’analisi delle reti di fratture. È inoltre disponibile una copertura aeromagnetica dell’area, mentre la cartografia geologica della zona destinata alla perforazione è in fase di aggiornamento.
Il programma scientifico del progetto non si limita alla petrologia e alla geofisica: comprende anche lo studio dei fluidi e dei gas naturali, con monitoraggio di idrogeno, elio e radon durante la prima fase, e la geomicrobiologia, che indaga la presenza e l’attività dei microrganismi negli ambienti profondi. Tra gli obiettivi della seconda fase rientra anche la verifica dell’idoneità di un corpo di peridotite naturale per processi di serpentinizzazione e produzione di idrogeno.
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