Terremoto di magnitudo 5.9 tra il Golfo di Napoli e Capri, ipocentro a 414 chilometri di profondità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Sala Sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ha localizzato l'evento, ha fornito coordinate precise: l'epicentro, calcolato inizialmente con i dati disponibili e suscettibile di minime variazioni in seguito ad analisi più approfondite, è stato individuato a una manciata di chilometri dalle coste dell'isola azzurra. La scossa, la cui magnitudo è stata stimata in 5.9 con un'incertezza di 0.3, si è verificata alle 00:03 e 48 secondi del 10 marzo 2026, ora italiana. Sebbene l'energia sprigionata fosse oggettivamente notevole, la sua origine, localizzata a ben 414 chilometri sotto la superficie terrestre, ha fatto sì che l'onda d'urto si propagasse attraverso strati profondi del pianeta, attenuandosi in modo significativo prima di raggiungere i centri abitati. In pratica, un sisma che in condizioni normali, con ipocentro a pochi chilometri, avrebbe provocato scenari di distruzione, è stato invece avvertito dalla popolazione come un debole e prolungato tremolio, simile al passaggio di un mezzo pesante, per chi era sveglio o particolarmente sensibile.

Uno "slab" inabissato nel mantello, la causa geologica di un evento profondo

La spiegazione di una scossa così intensa ma così profonda, un fenomeno che poco ha a che vedere con le dinamiche vulcaniche del Vesuvio o dei Campi Flegrei, va cercata nella complessa geologia del Tirreno meridionale. Non si tratta, come hanno tenuto a precisare gli esperti dell'Ingv, di un terremoto legato ai sistemi vulcanici campani, ma di un evento riconducibile a un processo tettonico di larga scala. Sotto i fondali del Tirreno, da milioni di anni, una porzione di litosfera oceanica, chiamata "slab", sta sprofondando lentamente nel mantello terrestre. Questo slab, in pratica un'antica placca di fondale marino in subduzione, nel suo inabissarsi genera attriti e tensioni che, accumulandosi, si liberano sotto forma di terremoti profondi. Un fenomeno, questo, che è ben noto ai sismologi e che è più frequente lungo l'arco calabro e la Sicilia, ma che talvolta si manifesta anche a largo della Campania, come testimoniato da precedenti storici non proprio rarissimi. Già nel 1978, per esempio, un sisma di magnitudo 5.9 era stato registrato a 392 chilometri di profondità al largo di Gaeta, e nell'ottobre del 2016 due scosse ravvicinate, una a 221 e una a 481 chilometri, avevano fatto tremare la stessa regione, per non parlare del fortissimo terremoto del 1938, uno dei più energetici mai registrati in Italia con una magnitudo stimata tra 6.8 e 7.1.

Effetti superficiali lievi e la sorpresa di alcune segnalazioni al Nord

Proprio grazie a questa eccezionale profondità, che ha permesso una forte attenuazione delle onde sismiche, l'impatto sul territorio è stato fortunatamente quasi irrilevante. Non risultano, infatti, danni a persone o a cose, né richieste di intervento pervenute ai soccorsi, sebbene la scossa, come spesso accade in questi casi, sia stata avvertita in un'area geografica molto vasta. La sensazione di un movimento tellurico, seppur lieve, è stata segnalata non solo nei comuni più prossimi all'epicentro, come Anacapri, che dista appena otto chilometri in linea d'aria, e Capri, che ne dista dieci, ma anche in diverse località della costa tirrenica della Calabria. Un aspetto che ha incuriosito non poco gli osservatori, e che ha trovato ampio spazio sui social network dove l'hashtag #terremoto è diventato rapidamente di tendenza, è rappresentato dalle numerose testimonianze provenienti da alcune aree del Nord Italia. Utenti da Milano, Como e Bergamo, infatti, hanno riferito di aver distintamente percepito il sisma, un fenomeno non inedito per i terremoti profondi, le cui onde possono propagarsi in modo anomalo e risultare più avvertibili a grandi distanze piuttosto che nelle immediate vicinanze dell'epicentro.

Un'energia dispersa nel mantello, nessuna relazione con i vulcani attivi

Il lungo viaggio delle onde sismiche attraverso il mantello, quel viaggio di 414 chilometri che ha permesso di scongiurare conseguenze ben più gravi, ha dunque disperso l'energia del sisma, trasformandola in un fenomeno più curioso che pericoloso. L'Ingv, attraverso la mappa preliminare dei risentimenti macrosismici, ha stimato per le aree in cui la scossa è stata avvertita un'intensità compresa tra il terzo e il quarto grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg, una scala che misura gli effetti di un terremoto sulle persone e sulle costruzioni. Si tratta, per intenderci, di una vibrazione avvertita chiaramente da molte persone all'interno delle abitazioni, con qualche leggero spostamento di oggetti, ma nulla più. Un evento, quello della notte sul 10 marzo, che ha per un attimo richiamato l'attenzione sulla potenza dei processi geologici in atto sotto la penisola, pur rimanendo, di fatto, un episodio sismico senza conseguenze per l'incolumità pubblica.

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