Terremoto di magnitudo 5.9 nel golfo di Napoli, nessuno l’ha sentito per colpa della profondità ipocentrale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una scossa di terremoto di magnitudo 5.9 è stata registrata dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia alle 00:03 di martedì 10 marzo, con epicentro localizzato nello specchio di mare del golfo di Napoli, a una manciata di chilometri dalla costa dell’isola di Capri. L’evento sismico, che per l’elevata energia sprigionata avrebbe potuto seminare il panico in un’area ad altissima densità abitativa e complessa dal punto di vista vulcanotettonico, non è stato invece avvertito dalla stragrande maggioranza della popolazione, una circostanza, questa, che ha inizialmente spiazzato molti residenti e che trova la sua spiegazione nei dati oggettivi forniti dalla sala sismica dell’Ingv di Roma.

Il parametro chiave, quello attorno a cui ruota l’intera dinamica della percezione del sisma, è la profondità alla quale si è originato il movimento tellurico: l’ipocentro è stato fissato a 414 chilometri sotto il livello del mare, una distanza talmente elevata dalla superficie da collocare l’evento in un contesto geologico profondo, completamente differente rispetto ai terremoti crostali a cui la penisola è purtroppo abituata. Se è vero, come spiegano i sismologi, che il umano inizia generalmente a percepire le scosse attorno al terzo grado della scala Richter, è altrettanto vero che la propagazione delle onde sismiche, nel loro viaggio verso l’alto, subisce un’attenuazione tanto maggiore quanto più è lungo il percorso attraverso strati rocciosi e fluidi, e in questo caso specifico l’energia in superficie si è presentata talmente debole da non impressionare neppure i residenti dei comuni costieri tecnicamente più vicini all’epicentro, come Anacapri e Capri, distanti rispettivamente otto e dieci chilometri in linea d’aria dalla proiezione in superficie del punto di origine.

L’analisi del fenomeno e le verifiche sulle infrastrutture

Gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano, interpellati per chiarire la natura dell’accaduto, hanno subito precisato che l’evento non ha alcuna attinenza con le dinamiche vulcaniche del Vesuvio o con il bradisismo che caratterizza l’area flegrea, trattandosi invece di un terremoto legato a processi tettonici profondi, probabilmente riconducibili al cosiddetto fenomeno dello “slab”, ovvero alla flessione della placca ionica in subduzione sotto l’arco calabro e tirrenico. La stessa dirigente di ricerca Francesca Bianco ha ribadito, nelle note diffuse, come la dinamica ipocentrale, inquadrandosi in un contesto di geodinamica profonda del Mediterraneo centrale, escluda correlazioni immediate con le camere magmatiche superficiali o con i movimenti verticali del suolo tipici dei Campi Flegrei, rassicurando indirettamente una popolazione spesso in allerta per i continui sciami sismici di bassa magnitudo. Paradossalmente, nonostante la magnitudo elevata, la scossa è stata segnalata, attraverso i questionari macrosismici compilati dai cittadini e diffusi via social, in aree della penisola anche molto lontane dall’epicentro: utenti dalla Lombardia, dal Milanese e dal Comasco hanno riferito di aver avvertito un leggero e prolungato ondeggiamento, mentre nelle province campane e nell’hinterland napoletano, a pochissime decine di chilometri dalla costa, il silenzio sismico è stato rotto solo dal suono delle notifiche dei telefoni cellulari.

I disagi alla circolazione ferroviaria e il ritorno alla normalità

Se il terremoto non ha provocato danni a persone o cose, né ha lesionato edifici o patrimonio culturale sulle isole o lungo la costa di terraferma, unico contraccolpo tangibile si è registrato sulla rete ferroviaria, dove Rete Ferroviaria Italiana ha attivato d’ufficio i protocolli di sicurezza previsti in caso di evento sismico di rilevante magnitudo. Dalle 00:40, quindi a circa mezz’ora dalla scossa, la circolazione è stata sospesa per permettere ai tecnici di effettuare verifiche approfondite su binari, gallerie e infrastrutture elettriche del nodo di Napoli, un provvedimento puramente precauzionale ma inevitabile per scongiurare potenziali rischi legati a microlesioni non visibili a occhio nudo. I controlli, protrattisi per tutta la notte, hanno dato esito negativo, certificando l’integrità della linea, ma hanno inevitabilmente prodotto un effetto a catena sulla circolazione dei convogli Alta Velocità, Intercity e Regionali in partenza nelle prime ore del mattino: ritardi consistenti, con punte che in alcuni casi hanno sfiorato i cento minuti, e qualche cancellazione, come nel caso dell’Intercity 582 da Salerno per Roma, hanno mandato in tilt la mobilità di pendolari e viaggiatori diretti verso nord, costretti a subire le conseguenze logistiche di un evento geologico a quattrocento chilometri di profondità.

La regolarizzazione del traffico e i dati scientifici

La situazione è tornata alla normalità dal punto di vista della sicurezza attorno alle 7:40 del mattino, quando Trenitalia ha comunicato ufficialmente la regolare ripresa della circolazione sull’intero nodo, seppur con i notevoli strascichi di ritardi accumulati che hanno continuato a gravare sui tabelloni di stazioni come Napoli Centrale e Roma Termini per diverse ore. I dati definitivi diffusi dall’Ingv confermano con precisione le coordinate dell’epicentro, 40.5237 di latitudine e 14.1318 di longitudine, e ribadiscono l’eccezionalità di un sisma così profondo in quel settore del Tirreno, un’area peraltro già nota per una sismicità profonda legata alla subduzione della placca, ma che raramente produce scosse di questa intensa magnitudo avvertite in modo così capillare su gran parte del territorio nazionale pur senza causare danni.

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