La scossa silenziosa: terremoto di magnitudo 6.1 nel Tirreno, la profondità salva i centri abitati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non sono servite le verifiche del momento, quella frenesia delle telefonate nei comandi dei vigili del fuoco subito dopo la mezzanotte, per accertare che – come poi confermato dalle verifiche tecniche – non vi fossero danni a persone o cose. La forte scossa tellurica, registrata puntualmente alle 00:12 con epicentro al largo della costa di Amantea, nel cosentino, ha ridestato l’antica paura del terremoto in quasi tutto il Sud Italia. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha inizialmente stimato una magnitudo di 6.2, successivamente ricalibrata in 6.

1, un valore assoluto che basterebbe da solo a classificare l’evento tra i più intensi mai registrati dalla rete sismica nazionale dal 1985 a oggi.

Il fenomeno della subduzione e l’ipocentro a 250 km

Ciò che ha fatto la differenza, in questa circostanza, non è stata però l’energia sprigionata bensì la sua origine: l’ipocentro è stato localizzato a una profondità di circa 250 chilometri sotto il livello del mare, una dimensione che trasforma radicalmente la percezione del fenomeno in superficie. Il meccanismo che genera queste scosse, ha spiegato il direttore del Dipartimento Terremoti dell’Ingv, Salvatore Stramondo, risiede nella dinamica di subduzione della placca Ionica, la quale scivola e sprofonda lentamente al di sotto dell’Arco Calabro nel Mar Tirreno meridionale.

In pratica, la rottura non avviene nella crosta terrestre superficiale – quella che solitamente provoca il crollo degli edifici – ma all’interno del mantello superiore, dove le onde sismiche, viaggiando attraverso rocce più dense, perdono gran parte della loro frequenza più alta e quindi della loro capacità distruttiva.

La paura tra Reggio e il basso Tirreno, l’attività dei soccorsi

Nonostante la profondità abbia attutito l’urto, lo tsunami di paura ha comunque lambito le coste. A Reggio Calabria, come in gran parte della Sicilia orientale fino alla Puglia e alla Basilicata, interminabili secondi di movimento ondulatorio hanno generato comprensibile apprensione; alcuni cittadini, usciti in strada dopo la scossa, hanno immediatamente contattato le sale operative della protezione civile per fugare il dubbio di una fake news o per avere rassicurazioni.

Le verifiche dei vigili del fuoco – prosegue il monitoraggio – sono state avviate nella notte e hanno interessato le zone più vicine all’epicentro, come Cetraro e Lamezia Terme, ma al momento non risultano criticità strutturali rilevanti. A parlare, in questo caso, è stata l’intensità dello scuotimento (calcolata in un grado compreso tra il IV e il V della scala Mercalli), sufficiente a far oscillare gli oggetti ma non a minare la staticità degli edifici.

Un evento raro ma isolato: nessuna correlazione con il Marsili

A fare chiarezza sulla natura isolata di questo sisma è stata anche Lucia Margheriti, sismologa dell’INGV e presidente dell’Osservatorio Nazionale Terremoti (ONT), la quale ha sottolineato come i terremoti profondi di questa magnitudo siano statisticamente poco frequenti, sebbene non inediti per l’area; basti pensare ai precedenti del 1743 (con una magnitudo stimata di 5.1) e a quelli del maggio 1998 o dicembre 2008, tutti caratterizzati da ipocentri estremamente profondi.

Uno degli aspetti che ha maggiormente alimentato il dibattito social e mediatico, subito dopo la scossa, riguardava un possibile innesto sul vulcano sottomarino Marsili, situato a circa 120 chilometri di distanza in direzione opposta rispetto alle coste. Ebbene, i rilevamenti incrociati dell’INGV escludono categoricamente questa correlazione: sebbene entrambi i fenomeni siano figli della stessa complessa tettonica mediterranea, le coordinate geografiche e la natura profonda dell’epicentro di Amantea non hanno alcuna relazione di causa-effetto con l’attività del grande vulcano tirrenico.

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