Terremoto nel Cilento, scossa di magnitudo 4.5 a Montecorice: la profondità evita il peggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una scossa di terremoto di magnitudo 4.5 è stata nettamente registrata questa notte, alle ore 01:28, dai sismografi della sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma, gettando nello stupore e in un comprensibile, seppur contenuto, stato di allarme i residenti di diversi comuni della costa cilentana e del suo entroterra. L’epicentro del sisma, secondo i primi rilievi strumentali che potrebbero subire leggere affinature nelle prossime ore, è stato localizzato con precisione a circa due chilometri e quattrocento metri in direzione nord-ovest dal comune di Montecorice, in provincia di Salerno, in una zona che geograficamente ricade nel Parco Nazionale del Cilento. L’evento tellurico, nonostante un valore di magnitudo che in altre circostanze avrebbe potuto far temere conseguenze ben più serie, non ha per fortuna provocato danni rilevanti a persone né a cose, e le centrali operative delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco non hanno registrato richieste d’intervento legate a crolli o situazioni di pericolo immediato.

A giocare un ruolo determinante nel limitare gli effetti in superficie è stato un parametro tecnico di fondamentale importanza, ovvero la profondità alla quale la terra ha sprigionato la sua energia. L’ipocentro della scossa, il punto cioè all’interno del globo terrestre da cui si è originata la frattura, è stato infatti fissato a una quota di ben trecentodiciannove chilometri sotto il livello del suolo, una profondità talmente elevata da risultare atipica per la gran parte dei fenomeni sismici che interessano la penisola italiana. Questa distanza abissale ha fatto sì che le onde sismiche, nel loro percorso ascensionale verso la crosta, perdessero progressivamente gran parte della loro potenza, attenuandosi in modo significativo e disperdendo l’energia in uno strato di rocce e mantello che ne ha impedito la scarica violenta sulla superficie.

La dinamica di un sisma profondo e la percezione sul territorio

Proprio a causa di questa notevole profondità, la popolazione ha percepito il terremoto in maniera estremamente disomogenea e, laddove avvertito, con una intensità molto bassa e per nulla paragonabile a quella che ci si potrebbe attendere da un movimento tellurico di simile magnitudo se si fosse generato a pochi chilometri di profondità. Molti residenti, specialmente coloro che abitano ai piani alti delle palazzine dei centri costieri come Castellabate, Santa Maria di Castellabate o Agropoli, hanno riferito di aver avvertito una lieve e breve oscillazione, un tremore sordo e prolungato appena percepibile, mentre altri, magari sorpresi nel sonno, non si sono nemmeno resi conto di quanto stava accadendo. La scarsa nitidezza della scossa, unita all’orario notturno che ha colto la maggior parte delle persone nelle proprie abitazioni e spesso già a letto, ha certamente contribuito a limitare il diffondersi di un panico incontrollato, sebbene in alcuni comuni più vicini all’epicentro, quelli che insistono sull’area di Montecorice, qualche cittadino si sia brevemente affacciato o abbia preferito scendere in strada per un controllo.

Le verifiche tecniche e il monitoraggio nella provincia di Salerno

I tecnici dell’INGV, come da protocollo operativo per eventi di questa portata, stanno comunque analizzando i dati raccolti dalla rete di monitoraggio sismico, con l’obiettivo di definire con sempre maggior precisione il meccanismo focale del terremoto e di comprendere se esso sia riconducibile a una dinamica di subduzione della placca o a fenomeni di assestamento profondo tipici del bacino del Tirreno meridionale. Le autorità locali, dal canto loro, una volta appresa la notizia e constatata l’assenza di criticità evidenti, hanno avviato le consuete verifiche sugli edifici strategici e sulla viabilità, ma nessuna comunicazione ufficiale ha segnalato la necessità di evacuazioni o di chiusure precauzionali. La macchina dei controlli, sebbene scattata tempestivamente, ha quindi potuto confermare in breve tempo un quadro generale di normalità, con la vita che nei comuni del Cilento è ripresa senza particolari stravolgimenti, fatta eccezione per il comprensibile fermento e il passaparola che un evento del genere, pur se non distruttivo, porta sempre con sé.

Un evento geologico anomalo ma non senza precedenti

La comunità scientifica, attraverso i canali ufficiali, si è limitata a fornire i dati certi del rilevamento, sottolineando l’eccezionalità di un ipocentro così profondo in relazione alla magnitudo registrata. Non si tratta, però, di un evento del tutto sconosciuto agli esperti, i quali ricordano come il Mediterraneo centrale sia soggetto a una complessa tettonica che può generare sismi anche a grandi profondità, fenomeni che per loro natura sono avvertiti in modo lieve ma su un’area geografica potenzialmente molto vasta. In questo specifico caso, la scossa è stata localizzata a due chilometri e quattrocento metri a nord-ovest da Montecorice, con coordinate che i bollettini sismici riportano con il consueto margine di approssimazione, e l’analisi comparata con altri eventi storici conferma l’assoluta mancanza di correlazione tra questo tipo di terremoti profondi e il possibile innesco di scosse più superficiali e dannose.

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