Terremoto di magnitudo 5.1 nel mar Ionio, treni fermi e repliche a profondità notevole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una scossa sismica significativa, registrata con magnitudo 5.1 alle 5:53 di questa mattina, ha risvegliato con forza la porzione meridionale dello Stretto. L’epicentro, come comunicato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è stato localizzato in mare al largo di Capo Spartivento, sulla costa ionica reggina, a una profondità ipocentrale di 65 chilometri. Una tale profondità, se da un lato contribuisce di solito a diluire l’energia sprigionata prima che raggiunga la superficie, dall’altro spiega la vasta percezione del fenomeno, che si è riverberato ben oltre il territorio calabrese. Numerosissime, infatti, le segnalazioni giunte non solo dalla città di Reggio Calabria e dalla sua provincia, ma anche da Messina e da altre località della Sicilia orientale, dove il tremore ha provocato un comprensibile allarme tra la popolazione, sebbene non si segnalino, in questa prima fase, danni a persone o crolli strutturali di grave entità.

Le immediate conseguenze sulla viabilità ferroviaria

L’immediata risposta operativa alla scossa principale ha interessato il sistema dei trasporti, in particolare quello su rotaia, dove è stata disposta una precauzionale sospensione della circolazione sulla linea Catanzaro-Melito di Porto Salvo. Una misura di sicurezza, questa, che rientra nei protocolli standard in seguito a eventi tellurici di una certa intensità, finalizzata a consentire ispezioni tecniche approfondite sull’integrità di binari, ponti e gallerie. I tecnici sono al lavoro per verificare, palmo a palmo, l’assenza di deformazioni o cedimenti che possano minacciare la sicurezza dei convogli, un’operazione indispensabile prima di poter ripristinare, con le dovute cautele, il regolare servizio per pendolari e viaggiatori.

La voce degli esperti e il richiamo alla prevenzione

In un contesto geologico complesso e storicamente sismico come quello dell’area calabro-sicula, l’evento di questa mattina riporta inevitabilmente al centro del dibattito la questione della prevenzione. Come ha sottolineato il geologo ed ex capo della protezione civile calabrese Carlo Tansi, intervenuto dopo la scossa, la priorità assoluta deve rimanere quella della messa in sicurezza del territorio e del costruito. “La prevenzione resta la priorità”, ha ribadito Tansi, richiamando l’attenzione su una filosofia di gestione del rischio che non può limitarsi alla sola risposta all’emergenza ma deve strutturarsi in un lavoro costante e meticoloso di valutazione e adeguamento, specialmente in regioni dove la memoria di tragici terremoti del passato è ancora vivida.

La sequenza sismica e la replica profonda nel cosentino

La dinamica tellurica, del resto, non si è esaurita con la scossa delle 5:53. L’Ingv ha infatti registrato, nella mattinata odierna alle 7:20, un ulteriore evento, classificato con magnitudo Ml 3.2, con coordinate localizzate nella zona della Costa Calabra nord occidentale, in provincia di Cosenza. Ciò che rende peculiare questa replica è la notevolissima profondità ipocentrale, stimata attorno ai 280 chilometri. Una tale profondità colloca l’evento in un quadro di sismicità differente, spesso associata a processi di subduzione della placca ionica al di sotto dell’arco calabro, e tipicamente avvertita in modo più lieve in superficie, sebbene su aree potenzialmente più estese. L’occhio degli strumenti rimane dunque puntato sulla continua evoluzione della sequenza.

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