Netanyahu in Siria: “Iran vicino alla sconfitta”, il messaggio dal confine
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Redazione Esteri
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Netanyahu in Siria rilancia la pressione sull’Iran e lega la sicurezza del confine settentrionale israeliano alla presenza militare sul Monte Hermon. Durante la visita alle truppe, il primo ministro israeliano ha sostenuto che la Repubblica islamica sarebbe ormai molto vicina alla sconfitta e ha ribadito che Israele non consentirà a un “esercito terroristico” di stabilirsi lungo la propria frontiera. Il messaggio è arrivato mentre il premier si trovava nell’area insieme al ministro della Difesa Israel Katz, in una fase segnata da combattimenti su più fronti e da una crescente tensione regionale.
Dal Monte Hermon il riferimento all’Iran e al controllo dell’area
Nel suo intervento, il capo del governo ha indicato come compito principale ancora da completare la sconfitta del regime iraniano, sostenendo che anche l’intero asse legato a Teheran finirà per crollare. Le parole sono state pronunciate alla vigilia di Rosh Hashanah, con un discorso che ha collegato la pressione sulla leadership iraniana alla strategia militare seguita da Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Per definire quel conflitto su più fronti il premier utilizza l’espressione “Guerra della Resurrezione”, presentando la capacità di impedire l’insediamento di forze ostili vicino alla frontiera come uno dei risultati ottenuti dalle operazioni israeliane.
La scelta del Monte Hermon ha anche un significato operativo. Le forze israeliane sono presenti nella zona cuscinetto sul versante siriano dopo la caduta del governo di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, quando entrarono nell’area controllata in precedenza attraverso il sistema di separazione concordato dopo la guerra arabo-israeliana del 1973. Israele ha definito quella presenza una misura temporanea necessaria a proteggere il proprio territorio durante la transizione politica siriana e sostiene di non avere ambizioni territoriali nel Paese. Il ministro della Difesa aveva già affermato ad agosto che l’esercito non avrebbe abbandonato la zona di sicurezza finché fossero rimaste minacce jihadiste contro lo Stato israeliano.
La presenza israeliana nel sud siriano resta contestata
La permanenza delle truppe oltre la linea precedente alla caduta di Assad è però al centro di una forte contestazione internazionale. Una commissione indipendente delle Nazioni Unite sulla Siria ha descritto le operazioni israeliane nel sud del Paese come sempre più stabili e strutturate, citando incursioni terrestri, pattugliamenti, perquisizioni e la realizzazione di infrastrutture militari. L’organismo ha segnalato anche conseguenze per la popolazione civile e ha avvertito che alcune condotte potrebbero configurare crimini di guerra. Damasco e l’Onu considerano inoltre lo schieramento una violazione della sovranità siriana e dell’accordo di disimpegno raggiunto nel 1974, una lettura respinta dalla rappresentanza israeliana a Ginevra.
Sullo sfondo resta aperto anche un canale politico tra i due Paesi. Il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani ha dichiarato all’inizio di settembre che Damasco sta lavorando a una soluzione diplomatica con Israele attraverso la mediazione degli Stati Uniti, nonostante i raid e la presenza militare israeliana in territorio siriano. La posizione della nuova leadership punta al ritiro delle forze alle linee precedenti al dicembre 2024, mentre i colloqui riguardano un possibile accordo di sicurezza. Il confronto diplomatico procede dunque mentre sul terreno rimane irrisolta la questione della zona cuscinetto e delle condizioni che dovrebbero consentire una modifica dello schieramento militare.
La pressione regionale coinvolge contemporaneamente altri teatri. Nel sud del Libano le forze israeliane hanno annunciato nei giorni scorsi di aver preso il controllo operativo della dorsale di Ali al-Taher e di aver eliminato o costretto alla fuga combattenti di Hezbollah presenti in tunnel nell’area. Teheran aveva avvertito Washington che avrebbe reagito con forza a un’offensiva israeliana su quelle posizioni, considerate particolarmente sensibili nel confronto con il movimento libanese sostenuto dall’Iran. Questo fronte aggiunge un ulteriore punto di attrito ai rapporti tra Israele e la rete di alleati regionali della Repubblica islamica, mentre proseguono le operazioni militari oltre il territorio siriano.
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