L'evasione fiscale supera i 100 miliardi, il Mef pubblica la relazione con ritardo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, attesa da tempo e annunciata per il 14 ottobre, è stata finalmente pubblicata sul sito del ministero dell'Economia e delle Finanze solo ieri, un ritardo attribuito, come si legge nelle note di accompagnamento, a un vuoto normativo che ha reso necessaria la correzione di alcuni dati statistici e l'eliminazione di refusi. Il documento, che si basa sulle informazioni più aggiornate disponibili relative al 2022, delinea un quadro preoccupante, segnato da un divario fiscale complessivo che ha superato la soglia dei 100 miliardi di euro, un dato che rappresenta un serio segnale di allarme per l'intero sistema tributario nazionale nonostante i continui miglioramenti degli anni passati.

Un miglioramento interrotto e i risultati nei controlli

Sebbene l'Italia avesse mostrato in precedenza una tendenza positiva nella riduzione della dimensione dell'economia sommersa, l'evasione fiscale torna a crescere, come emerge dall'analisi tecnica della Commissione di esperti istituita dal Ministro. A fronte di questo scenario generale, non mancano però i settori in cui l'azione di contrasto ha prodotto esiti tangibili; la digitalizzazione, la collaborazione tra amministrazioni e contribuenti e il potenziamento dei controlli, infatti, hanno portato a risultati concreti, in particolare nel comparto dei giochi pubblici, dove le sanzioni tributarie e amministrative hanno raggiunto i 95,91 milioni di euro, con circa 72 milioni recuperati direttamente dall'evasione.

I documenti fantasma e le ripercussioni pratiche

Oltre alla Relazione principale, della quale si era già segnalata l'imminente pubblicazione, permangono nell'ombra altri documenti cruciali, come il Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, strettamente collegato al primo. L'assenza di questi atti, che costituiscono la base tecnica per quantificare le maggiori entrate strutturali derivanti da un eventuale miglioramento della fedeltà fiscale, ha delle conseguenze dirette: il Fondo per la riduzione della pressione fiscale per il 2026, infatti, non sarà alimentato, privando così la manovra di una potenziale leva finanziaria.

La prudenza del Ministero non placa l'allarme

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, nonostante i dati incoraggianti in specifici ambiti d'intervento, continua a invitare alla prudenza nella lettura dei risultati complessivi. La pubblicazione ritardata del rapporto, trasmesso alle Camere insieme alla legge di Bilancio, ha alimentato un dibattito tecnico sulla reale entità del fenomeno evasivo, il cui peso, ormai stabilmente oltre il centinaio di miliardi, impone una riflessione approfondita sulle strategie future di compliance e accertamento, delle quali si attende una più chiara e tempestiva rendicontazione.

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