Ispezione del Ministero a Modena dopo l'incontro tra bambini e un indagato per terrorismo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’ispezione per chiarire quanto accaduto e verificare modalità e contenuti dell’iniziativa. È la decisione dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna dopo le polemiche scoppiate attorno a un incontro svoltosi nei giorni scorsi a Modena con la partecipazione di alunni di una scuola primaria e dell’infanzia e al quale, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbe preso parte anche una persona indagata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas che ha portato lo scorso dicembre a nove arresti.

La vicenda, emersa grazie a un articolo de “il Giornale”, ruota attorno alla figura di Sulaiman Hijazi, considerato dagli inquirenti un elemento di spicco – descritto come il “braccio destro” di Mohammad Hannoun, quest’ultimo finito in carcere perché ritenuto al vertice della cosiddetta “cupola” di Hamas in Italia – e finito sotto la lente della magistratura per il reato di promozione o finanziamento di associazioni con finalità di terrorismo.

La dinamica dell'incontro e i cori "Free Palestine"

L’evento, che si è svolto il 3 giugno in uno spazio pubblico cittadino, era stato promosso da insegnanti del “Movimento Cooperazione Educativa” e aveva visto la partecipazione del sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, oltre che del giornalista palestinese Wael Dahdouh, noto volto di Al Jazeera a Gaza.

A fare scoppiare la polemica – oltre alla mera presenza di Hijazi, che secondo la ricostruzione avrebbe fatto da interprete – è stato il racconto della stampa secondo cui i bambini presenti, alcuni dei quali frequentano l’ultimo anno della scuola dell’infanzia, avrebbero intonato il coro “Free free Palestine”. In particolare, sarebbe stata una maestra a guidare il canto, o comunque a non scoraggiarlo, trasformando un momento di testimonianza bellica in un atto di propaganda politica che il centrodestra ha prontamente definito come “indottrinamento”.

Le reazioni politiche: Valditara e le interrogazioni parlamentari

Il caso ha immediatamente varcato le mura scolastiche per approdare in Parlamento, dove Fratelli d’Italia e altre forze di opposizione hanno presentato interrogazioni urgenti. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è stato chiaro nel definire la vicenda come “un fatto grave”, disponendo accertamenti immediati per verificare se qualcuno stia tentando di utilizzare le aule come “luogo di indottrinamento e di propaganda”.

Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele Barcaiuolo, ha sottolineato come non si tratti di un normale dibattito, ma di una circostanza in cui la tenerezza dell’età degli alunni richiede il massimo livello di attenzione, mentre Roberto Vannacci ha ironizzato sulla circostanza che l’episodio avvenga nella stessa città dove, poche settimane prima, un uomo aveva tentato di compiere una strage.

La deputata di Fratelli d’Italia, Daniela Dondi, ha infine condannato l’uso dei bambini come “strumento per battaglie politiche”, chiedendo un mea culpa da parte dei responsabili.

La difesa del sindaco Mezzetti e l'ispezione in corso

Il primo cittadino, Massimo Mezzetti, ha rotto il silenzio con una lettera pubblica in cui prende le distanze tanto dall’indagato quanto dai cori contestati. Se da un lato ha ammesso la sua presenza all’incontro – inizialmente pensato per discutere di temi ambientali e di vita quotidiana con i bambini – dall’altro ha giurato di non aver assistito alla contestata esibizione canora, sostenendo di essersi allontanato prima che questa avesse luogo.

Riguardo a Hijazi, Mezzetti ha dichiarato di non averne mai conosciuto le generalità, credendo si trattasse di un semplice interprete al seguito del giornalista. “Se questo è accaduto dopo che io sono andato via, lo giudico assolutamente inopportuno”, ha scritto, aggiungendo che chi ha la responsabilità di quanto accaduto dovrebbe chiedere scusa alle famiglie.

Ora spetta all’ispezione dell’Ufficio scolastico regionale stabilire i confini tra la libertà di testimonianza, l’ingenuità infantile e la possibile strumentalizzazione politica, mentre l’indagine della magistratura genovese continua a fare luce sui presunti canali di finanziamento dal territorio italiano verso la Striscia di Gaza.

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