La scuola di Modena, l’indagato per terrorismo e i cori “Free Palestine”: l’Ufficio Scolastico avvia l’ispezione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Se c’è un luogo che dovrebbe restare sacro, impermeabile alle scorribande della propaganda più becera, quella è l’aula scolastica. E invece, a Modena, ci ritroviamo a fare i conti con l’ennesima vicenda che di sacro non ha proprio nulla, anzi, getta un’ombra inquietante su quella che doveva essere una semplice mattinata di confronto.

Mercoledì scorso, in uno spazio esterno alla struttura tradizionale come il “Laboratorio Aperto” di viale Buon Pastore, si sono riuniti circa 180 bambini, provenienti da cinque diverse scuole elementari – tra cui Pascoli, Graziosi e Gramsci – e persino da una scuola dell’infanzia, la Collodi. L’occasione, a sentire gli organizzatori del “Movimento Cooperazione Educativa”, era nobile: parlare di pace.

Peccato che il palcoscenico fosse occupato da comparse decisamente poco raccomandabili, trasformando un pomeriggio educativo in un vero e proprio caso politico e giudiziario su cui l’Ufficio Scolastico Regionale ha già messo gli occhi.

Il traduttore scomodo e il giornalista simbolo

A far saltare la quiete non è stata la presenza del primo cittadino, Massimo Mezzetti (Partito Democratico), il quale, in una lettera di replica al quotidiano che ha rotto il silenzio (il Giornale), ha cercato di prendere le distanze dall’accaduto sostenendo di essere rimasto solo un’ora. Il problema vero, la causa di questo terremoto, risiede nei due ospiti d’onore. Da una parte c’era Wael Dahdouh, volto noto di Al Jazeera, divenuto un simbolo della sofferenza a Gaza dopo la perdita dei suoi familiari.

Dall’altra, e qui casca l’asino, c’era Sulaiman Hijazi, l’uomo che faceva da traduttore. Un particolare non da poco: Hijazi è attualmente indagato dalla Procura di Genova (e dalla Digos) per il reato previsto dall’articolo 270 del codice penale, quello che riguarda il finanziamento o la promozione di associazioni con finalità di terrorismo.

Per chi scrive, e per i magistrati, non è un comparsa qualsiasi, ma il presunto storico braccio destro di Mohammad Hannoun, quest’ultimo finito in carcere a dicembre perché considerato un vertice della cupola di Hamas in Italia.

Il sindaco Mezzetti, nella sua difesa, ha spiegato di non aver mai conosciuto le generalità di quell’interprete e di aver appreso della sua posizione solo dopo la pubblicazione degli articoli. “Era una persona che faceva da interprete – ha scritto – e di cui non conoscevo le generalità e, di riflesso, la delicata indagine nella quale è coinvolto”. Una versione, la sua, che però non ha placato gli animi, perché c’è un altro tassello che rende la vicenda ancora più grossolana.

Cori in aula e reazioni istituzionali

Secondo quanto ricostruito dal Giornale, e ripreso da tutte le agenzie, durante l’incontro i bambini non si sono limitati ad ascoltare storie di guerra. Stando alla denuncia, una maestra – descritta come una figura in giallo – avrebbe intonato il coro “Free Free Palestine”, un vero e proprio slogan politico che è stato subito ripetuto dai piccoli studenti presenti nella sala. Un’immagine, quella degli alunni delle elementari che scandiscono slogan geopolitici, che ha fatto immediatamente scattare un allarme al Ministero dell’Istruzione.

Il ministro Giuseppe Valditara non le ha mandate a dire: “Qualora risultasse vero sarebbe un fatto grave – ha dichiarato – Ho chiesto agli uffici competenti di avere quanto prima gli esiti dell’ispezione avviata. Se qualcuno pensa ancora di poter fare della scuola un luogo di indottrinamento e di propaganda sbaglia”. Insomma, la reazione è stata immediata, con l’Ufficio Scolastico Regionale che ha annunciato un accertamento ispettivo per fare piena luce su dinamiche, invitanti e responsabilità.

Il sindaco, dal canto suo, ha assicurato che durante la sua permanenza – che copre solo la prima parte dell’evento – non è stato citato il conflitto israelo-palestinese né tantomeno intonati canti politici. “Se questo è accaduto dopo che sono andato via – scrive Mezzetti – lo giudico assolutamente inopportuno”.

Pur scaricando la responsabilità sugli organizzatori (i cui nomi non sono ancora stati resi noti), il primo cittadino ha comunque aggiunto un passaggio che suona come una condanna morale: “Sono fermamente convinto che i bambini non debbano essere coinvolti e strumentalizzati in questo modo […] Ritengo che chi porta la responsabilità di quanto accaduto farebbe bene a chiedere scusa alle famiglie dei bambini”.

La Digos, come sempre accade in questi frangenti, sta monitorando gli sviluppi, mentre l’attenzione rimane alta su un episodio che mescola malauguratamente terrorismo, scuola e politica locale.

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