Generali, l’utile vola a 4,3 miliardi e il dividendo supera le attese. In arrivo un buyback da 500 milioni
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Generali, riunitosi per esaminare i conti dell’esercizio appena concluso, ha messo nero su bianco una serie di numeri che difficilmente passano inosservati, considerando il contesto economico tutt’altro che lineare. Il gruppo triestino ha chiuso il 2025 con un utile netto normalizzato che ha toccato quota 4,3 miliardi di euro, segnando un incremento del 14,5 per cento rispetto all’anno precedente e confermando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la solidità di una macchina industriale capace di generare valore anche quando intorno soffia vento contrario. La cifra, come spesso accade in questi casi, si colloca sostanzialmente in linea con la media delle stime raccolte dagli analisti, i quali avevano previsto un risultato compreso tra i 4,2 e i 4,4 miliardi, ma è il dato complessivo a impressionare per la sua crescita a doppia cifra.
Il risultato operativo, dal canto suo, ha fatto registrare il “migliore di sempre”, attestandosi a 8 miliardi di euro, con un balzo del 9,7 per cento trainato, come spiegano i documenti diffusi dal management, da tutti i segmenti di business. E se i premi lordi complessivi sono saliti a 98,1 miliardi, spinti soprattutto dalla performance del ramo Danni, cresciuto del 7,6 per cento, è sul fronte della remunerazione degli azionisti che si concentra l’attenzione della piazza affaristica. Il dividendo proposto, e destinato all’approvazione dell’assemblea, è di 1,64 euro per azione, un valore che non solo rappresenta un incremento del 14,7 per cento rispetto alla cedola precedente, ma che si posiziona addirittura sopra il consenso, la cui parte alta si fermava a 1,62 euro. Per i soci del Leone, insomma, arriveranno complessivamente 2,48 miliardi di euro, un tesoretto non da poco che si accompagna all’annuncio di un piano di buyback da 500 milioni, il cui avvio è previsto entro la fine dell'anno in corso.
Philippe Donnet, amministratore delegato del gruppo, intervenuto nel corso della conferenza stampa di presentazione, ha voluto sottolineare come questi numeri rappresentino la conclusione positiva del primo anno del piano strategico “Lifetime Partner 27: Driving Excellence”. Un piano che, a sentire le sue parole, prosegue sulla traiettoria giusta nonostante le turbolenze geopolitiche e un quadro macroeconomico che definire complesso è persino riduttivo. “In un contesto ancora caratterizzato da grande incertezza”, ha dichiarato Donnet, il gruppo è riuscito a rafforzare il proprio ruolo, dimostrando una crescita ambiziosa ma al tempo stesso disciplinata. Le sue considerazioni, peraltro, arrivano in una fase politica internazionale segnata dal ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, un elemento che aggiunge variabili non trascurabili agli equilibri commerciali e finanziari globali.
Dal punto di vista patrimoniale, i numeri parlano di un Solvency Ratio, l’indice che misura la solidità del capitale, salito al 219 per cento, rispetto al 210 per cento di fine 2024, un miglioramento che gli analisti di Intesa Sanpaolo avevano in parte anticipato nelle loro proiezioni, fissando un obiettivo di prezzo a 38,5 euro con giudizio “buy”. E mentre gli asset under management complessivi hanno raggiunto i 900 miliardi di euro, con flussi netti in crescita nell’asset management, il mercato azionario ha risposto con un rialzo del Titolo in una seduta, quella milanese, caratterizzata per il resto da una certa debolezza. La raccolta netta del Vita, poi, ha toccato i 13,5 miliardi, un dato che il management non esita a definire come il più alto a livello europeo, segno che la fiducia dei risparmiatori, nonostante tutto, resta salda.
La crescita operativa e la gestione dei rischi
Scendendo nel dettaglio dei numeri operativi, emerge con chiarezza come il miglioramento del combined ratio, sceso di 1,4 punti percentuali al 92,6 per cento, sia stato determinato da una contrazione delle perdite legate alle catastrofi naturali, passate da 1,2 miliardi a 593 milioni. Un elemento, quest’ultimo, che incide direttamente sulla redditività del ramo Danni, il cui risultato operativo è schizzato del 20 per cento, toccando i 3,66 miliardi. E se il new business value, ovvero il valore della nuova produzione, è cresciuto del 6,2 per cento a 3,15 miliardi, superando anche in questo caso le attese, il segmento Vita ha visto un incremento del risultato operativo del 4,3 per cento, sostenuto da flussi netti in aumento del 42,5 per cento.
Non mancano, peraltro, le voci che raccontano di una gestione attenta anche sotto il profilo dei costi e degli investimenti strategici. Il segmento holding, pur registrando una perdita operativa in lieve peggioramento a 610 milioni, sconta in parte gli oneri legati ai progetti di trasformazione in corso, quelli che Donnet ha definito come l’ampia adozione dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione e dell’automazione. Parallelamente, l’unità di asset management ha contribuito per 662 milioni al risultato operativo, in crescita del 7,5 per cento, mentre Banca Generali, pur in flessione per via delle minori commissioni di performance, resta un tassello importante del mosaico.
Il contesto macroeconomico e le prospettive di breve
Eppure, nonostante la sfilza di numeri positivi, il management non si nasconde dietro a facili ottimismi. Nelle analisi diffuse contestualmente ai risultati, si fa esplicito riferimento agli effetti che uno scenario internazionale teso, come quello determinato dalle recenti tensioni in Medio Oriente, potrebbe riverberare sull’economia globale. Un’escalation prolungata, viene spiegato, rischierebbe di innescare dinamiche stagflattive, con un impatto negativo stimato sul Pil dell’area euro tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento in uno scenario di escalation limitata. Le banche centrali, in un frangente del genere, potrebbero essere costrette ad accettare un’inflazione più alta, qualora l’aumento dei prezzi petroliferi si rivelasse temporaneo, ma l’incertezza, parola gettonatissima in queste ore, resta l’unica certezza.
In questo quadro, Generali dice di proseguire con determinazione lungo la rotta tracciata, confermando tutti i target del piano triennale. Obiettivi, li ha definiti lo stesso Donnet, “molto ambiziosi”, che prevedono una crescita annua composta degli utili per azione tra l’8 e il 10 per cento e dividendi cumulati superiori a 7 miliardi entro il 2027. La strada, a sentire il management, è quella giusta, e i flussi di cassa netti disponibili per la holding, pari a 3,8 miliardi, offrono la necessaria benzina per alimentare il motore della crescita, tra remunerazione degli azionisti e investimenti industriali. Il titolo, in Borsa, intanto viaggia in territorio positivo, premiato da una solidità che, almeno per ora, tiene banco.




