Napoli-Torino 2-1, il tabellino e le voci dei giornalisti dopo l’anticipo del venerdì
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Redazione Sport
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L’anticipo del venerdì sera, quello che ha dato ufficialmente il via alla ventottesima giornata del campionato di Serie A, ha offerto uno spaccato piuttosto chiaro delle ambizioni del Napoli e, per converso, dei limiti strutturali di un Torino che al “Diego Armando Maradona” non vince ormai da anni e anni. La squadra allenata da Antonio Conte, pur senza sfoderare una prestazione esaltante o particolarmente fluida sotto il profilo della manovra, è riuscita nell’intento di portare a casa tre punti pesantissimi, approfittando anche di qualche episodio favorevole e di alcune disattenzioni difensive degli avversari. La gara si è sbloccata dopo appena otto minuti, quando Alisson Santos, calciatore brasiliano arrivato in prestito dal Sporting Lisbona nello scorso mese di gennaio, ha inventato una giocata individuale di pregevole fattura: un taglio dal versante sinistro verso il centro e un destro a giro che, per la verità, ha sorpreso un portiere come Paleari non esattamente impeccabile sul primo palo. Un avvio folgorante, certo, ma che non ha sortito l’effetto di tramortire definitivamente gli avversari, anzi.
Nel corso del primo tempo, infatti, il ritmo è sensibilmente calato e la partita è scivolata via in una fase di stallo piuttosto noiosa, fatta eccezione per qualche timida sortita di Nikola Vlasic e per la costante pericolosità dello stesso Alisson, sempre pronto a seminare il panico sulla sinistra. Il Napoli, dal canto suo, sembrava accontentarsi del vantaggio minimo e gestiva il possesso palla senza affondare il colpo, mostrando anzi qualche difficoltà nel creare varchi in una difesa granata che pure, sulla carta, non appariva imperforabile. Nella ripresa, complici anche i cambi, la musica è parzialmente cambiata. Al minuto sessantotto, Eljif Elmas ha trovato il suo primo gol stagionale, quello del raddoppio, sfruttando una deviazione aerea di Matteo Politano – di testa, particolare non trascurabile – e battendo nuovamente Paleari con una conclusione in mezza rovesciata che ha esaltato il pubblico di casa. Un gol che sembrava poter chiudere i conti, ma che in realtà ha solo riaperto le speranze dei tifosi ospiti. Perché all’ottantasettesimo, un colpo di testa di Cesare Casadei, il giovane centrocampista che il Torino ha prelevato in prestito, ha riacceso un barlume di rimonta, trasformando gli ultimi minuti in una sofferta agonia per i partenopei. La sfida si è conclusa con questo 2-1, un punteggio che, a sentire Umberto Chiariello nel suo editoriale per Canale 21, rappresenta la cosiddetta “seconda missione compiuta” per gli azzurri.
Il ritorno in campo di Anguissa e De Bruyne e le note dolenti in casa Napoli
Al di là del risultato, che proietta il Napoli verso lo scontro diretto tra Milan e Inter con rinnovato ottimismo, la notizia più confortante per l’ambiente partenopeo è arrivata dal rientro in campo di due pedine fondamentali come Frank Anguissa e Kevin De Bruyne. Il centrocampista belga, in particolare, è tornato a calcare il terreno di gioco dopo un infortunio che lo teneva lontano dai campi addirittura dallo scorso ottobre, e il suo ingresso, seppur nei minuti finali, è stato salutato con entusiasmo dai tifosi presenti sugli spalti. Lo stesso Chiariello, pur sottolineando come Anguissa abbia giocato solo un tempo e De Bruyne abbia fatto intravedere solo qualche sprazzo del suo repertorio, non ha potuto fare a meno di evidenziare quanto la loro semplice presenza in panchina alzi il livello qualitativo medio della rosa a disposizione di Conte. Non tutto, però, è roseo all’orizzonte. L’ennesimo infortunio occorso a Vergara, costretto al cambio durante l’intervallo, ha riacceso i riflettori su una problematica che affligge lo spogliatoio azzurro da mesi: la fragilità fisica di alcuni elementi e la difficoltà a mantenere integro l’organico per un periodo prolungato.
E c’è un’altra tendenza che preoccupa gli analisti, ed è la continua emorragia di gol subiti. Quello di Casadei, giunto sugli sviluppi di un calcio d’angolo, è il decimo consecutivo in altrettante gare, a significare una solidità difensiva che non è più un marchio di fabbrica. Chiariello, in proposito, ha notato come la squadra abbia sviluppato una cattiva abitudine a subire reti di testa – un tempo evenienza rarissima – e come la fase di non possesso non sia sempre gestita con la necessaria lucidità, soprattutto nei minuti di recupero quando l’ansia prende il sopravvento.
L’analisi di Carlo Alvino: il derby di Milano nel mirino e la legge dell’ex
Sulla stessa lunghezza d’onda, seppur con accenti diversi, si è posto Carlo Alvino, giornalista vicino alle sorti del club campano, intervenuto nella trasmissione “Terzo Tempo Calcio Napoli” in onda su Televomero. Alvino ha sottolineato come il Napoli abbia colto l’occasione a disposizione, mantenendo fede alle attese della vigilia e portando a casa un successo che, per il modo in cui è maturato, ha il sapore di una piccola impresa considerando la tradizione storicamente negativa del Torino in quel di Napoli. Ma il suo pensiero, così come quello di molti tifosi, è già proiettato alla domenica sera e al derby di Milano, una partita sulla quale, parole sue, “c’è grande interesse e riguarda anche il Napoli”. Un interesse che non è puramente da spettatori, ma che si sostanzia nella concreta possibilità di avvicinarsi ulteriormente al secondo posto in classifica, attualmente occupato dal Milan. Con il gol messo a segno da Elmas, poi, è stata fatta valere la cosiddetta “legge dell’ex” – il centrocampista nord-macedone era stato in prestito proprio ai granata nella stagione precedente – un dettaglio che aggiunge una piccola nota di colore a una serata comunque positiva per i colori azzurri.
Le scelte tattiche di Conte e l’impiego di Beukema
Un altro aspetto emerso con forza nei commenti post-partita è legato alle scelte tattiche operate da Antonio Conte e, in particolare, alla gestione di alcuni interpreti in fase difensiva. Umberto Chiariello, con la consueta verve, ha spiegato come l’allenatore abbia optato per una linea a tre composta interamente da difensori mancini, una soluzione che dal punto di vista tecnico-tattico può anche essere comprensibile, ma che rischia di svalutare un investimento importante come quello fatto su Beukema. Il difensore, arrivato con determinate caratteristiche, non è infatti un braccetto puro in una difesa a tre, ma un centrale abituato a giocare in un reparto a quattro, e chiedergli di rompere la linea e inserirsi come farebbe Di Lorenzo non rientra nelle sue corde. Ed è proprio su Giovanni Di Lorenzo che Chiariello ha speso parole di elogio, definendolo tatticamente forse l’uomo più importante di questa squadra. Un giocatore che, nel corso della partita, interpreta più ruoli: diventa difensore, mediano, esterno aggiunto, rompe le linee con i suoi inserimenti, una poliedricità che oggi, in assenza di un alter ego specifico, rende il suo contributo ancora più decisivo negli schemi del tecnico salentino.




