Schwazer di nuovo positivo all'Epo, Bragagna: "Non me l'aspettavo". E gli azzurri: "Contaminazione?"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   "Non me l'aspettavo". Franco Bragagna, storico allenatore di Alex Schwazer, rompe il silenzio dopo l'ennesimo caso di positività che ha travolto il marciatore altoatesino e, con un tono che mescola sconforto e una punta di amarezza, ha affidato a poche parole il suo stato d'animo. "A volte ritornano e non me l'aspettavo. Ancora tu? Cantava... Non dovevamo vederci più, non è il caso di scherzare stavolta o di ironizzare", ha dichiarato Bragagna, commentando la notizia che ha riportato l'attenzione mediatica su un atleta ormai abituato a convivere con l'ombra del doping.

La positività a Kelsterbach e il caso della terza provetta

La vicenda che ha scosso il mondo dell'atletica leggera italiana prende le mosse da un controllo antidoping effettuato il 26 aprile scorso a Kelsterbach, nei pressi di Francoforte, in occasione dei campionati tedeschi di marcia su strada. È stata la Nada, l'Agenzia nazionale antidoping tedesca, a rivelare l'avvio di un procedimento formale nei confronti del marciatore altoatesino, risultato positivo all'Epo, la stessa sostanza che già nel 2012 aveva compromesso la sua partecipazione ai Giochi di Londra.

La reazione di Schwazer, che ha fatto trapelare tutta la sua amarezza fino a pronunciare un secco "basta così", non ha tuttavia spento le speranze del suo entourage, che punta tutto sulla cosiddetta "terza provetta", un elemento che potrebbe rappresentare l'ultima carta a disposizione per tentare di ribaltare l'esito dell'accusa.

La metafora pirandelliana dell'allenatore

Nel tentativo di spiegare la complessità di un'identità che si è frammentata nel corso di quasi due decenni, Bragagna ha utilizzato una chiave di lettura quasi letteraria, citando Pirandello. "Se per capire Alex serve Pirandello con 'Uno, nessuno e centomila', nulla riassume meglio la storia di Alex Schwazer", ha affermato il tecnico, sottolineando come l'atleta viva da vent'anni una moltiplicazione di identità che sfugge a una definizione univoca.

Per il grande pubblico, Schwazer è il campione olimpico di Pechino 2008, capace di dominare la marcia con una prestazione che lo aveva consegnato alla storia, oppure è l'uomo che confessò il doping alla vigilia di Londra, o ancora, per altri, è il simbolo di un'indagine giudiziaria che aveva portato a ipotesi di depistaggio. Una sovrapposizione di ruoli che rende ogni nuovo capitolo della sua carriera inevitabilmente ambiguo.

Le reazioni dei compagni di nazionale

Sul fronte dei colleghi azzurri, il clima è di scetticismo e, in alcuni casi, di aperta ostilità. Massimo Stano, campione olimpico nella 20 chilometri a Tokyo, ha commentato con ironia tagliente la notizia, chiedendosi retoricamente quale potesse essere la fonte della contaminazione: "Cosa sarà stato contaminato? Pomata, bistecca o asciugamano in palestra". Un riferimento, il suo, alle possibili scuse che potrebbero essere addotte per giustificare la positività, in un clima di generale sfiducia verso la narrazione dell'atleta altoatesino.

Anche Antonella Palmisano, medaglia d'oro olimpica a Tokyo 2020 nella stessa specialità, pur senza entrare nel merito del caso, ha scelto di esprimere il proprio pensiero attraverso i social, pubblicando su Instagram le emoji dei pop corn e una gif di Netflix in caricamento, un chiaro riferimento alla docuserie sulla vita di Schwazer prodotta dalla piattaforma, quasi a voler suggerire che l'intera vicenda si stia trasformando in una soap opera mediatica.

A fare eco, anche le parole di altri atleti come Fortunato, che hanno mostrato poco tatto verso l'accaduto, segnando un solco ormai profondo tra il marciatore e il resto del movimento italiano.

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