Epo, l'ormone che divide lo sport: dal doping al caso Schwazer
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Redazione Sport
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Ci sono parole che nello sport evocano immediatamente un'epoca, un sospetto, un confine sottile tra prestazione e inganno. L'Epo è una di queste. Per molti è sinonimo di doping, scandali e ciclismo anni Novanta, ma prima ancora di diventare la sostanza proibita più famosa dello sport di endurance, l'Epo è qualcosa che il nostro corpo produce naturalmente ogni giorno. È un ormone essenziale per la sopravvivenza, una glicoproteina che stimola la produzione di globuli rossi nel midollo osseo e che, in condizioni normali, garantisce il giusto apporto di ossigeno ai tessuti.
Cos'è l'eritropoietina e come agisce sull'organismo
L'eritropoietina, questo il nome per esteso, viene secreta principalmente dai reni e, in minima parte, dal fegato; la sua funzione fisiologica è quella di regolare l'eritropoiesi, ovvero il processo di formazione dei globuli rossi. Quando i livelli di ossigeno nel sangue diminuiscono, il corpo aumenta la produzione di Epo per compensare la carenza.
In ambito sportivo, l'utilizzo di questa sostanza per via esogena, cioè introdotta dall'esterno tramite iniezioni, permette di aumentare artificialmente la massa eritrocitaria, migliorando la capacità di trasporto dell'ossigeno e quindi la resistenza aerobica. Un vantaggio enorme per ciclisti, fondisti e marciatori, ma anche un rischio letale: l'aumento della viscosità del sangue può provocare infarti, ictus ed embolie polmonari.
La nuova positività di Alex Schwazer e le reazioni degli atleti
Il nome di Alex Schwazer è tornato al centro dell'attenzione mediatica a seguito della positività all'eritropoietina riscontrata in un controllo antidoping effettuato lo scorso aprile durante i campionati tedeschi di marcia su strada. Il marciatore altoatesino, già squalificato per otto anni dopo il caso di Londra 2012, ha convocato una conferenza stampa a Bolzano per dichiarare la propria innocenza, affermando testualmente: "Sono innocente, non ho assunto Epo così come non ho assunto altre sostanze vietate. stavolta, però, non mi difenderò più, perchè non ho più la forza e l'energia per farlo". Una dichiarazione che lascia spazio a molte interpretazioni, ma che non ha placato le reazioni dei suoi colleghi, che sembrano aver chiuso ogni possibilità di solidarietà.
Il fronte dei marciatori italiani: Stano, Palmisano e Fortunato
Il clima all'interno del movimento della marcia italiana è quantomeno teso, come dimostrano le parole di Massimo Stano, campione olimpico della 20 chilometri a Tokyo 2020. Stano ha voluto ironicamente gettare ombre sulle scuse avanzate da Schwazer, chiedendosi pubblicamente se la contaminazione possa essere avvenuta tramite una pomata, una bistecca o addirittura un asciugamano in palestra. Una presa di posizione netta che segna la distanza ormai incolmabile tra l'ex campione e i suoi ex compagni di nazionale.
Sulla stessa lunghezza d'onda si sono poste anche Antonella Palmisano, medaglia d'oro nella stessa rassegna olimpica, e l'altra atleta Eleonora Fortunato. Palmisano, pur non entrando nel merito della vicenda, ha scelto di esprimersi attraverso i social, pubblicando sul suo profilo Instagram emoji di popcorn e una gif di Netflix in caricamento, un chiaro riferimento alla docuserie sulla vita di Schwazer prodotta dalla piattaforma streaming e che lascia intendere come l'opinione pubblica sia ormai stanca di assistere a questo ripetersi di storie analoghe.
L'eredità di un caso che ha segnato uno sport
La storia di Alex Schwazer è intrecciata a doppio filo con quella dell'Epo e con la difficoltà del sistema sportivo di gestire il doping endocrino. Nel 2021, mentre il mondo combatteva contro il covid e a Tokyo si disputavano le Olimpiadi, Schwazer aveva raccontato di sé definendosi "un buon padre, un marito e un appassionato di sport". Una versione che oggi, dopo l'ennesimo stop, appare quantomeno in contrasto con i fatti accertati dai controlli.
La sua carriera, fatta di successi clamorosi come la medaglia d'oro nella 50 chilometri a Pechino 2008, è stata segnata da siringhe, battaglie legali e depressione, trasformandosi in un caso studio per chi cerca di comprendere i limiti della resistenza umana e i rischi di chi tenta di superarli con l'inganno. Per il momento, l'unica certezza resta l'esito delle analisi: l'Epo c'è, e anche in questo caso il tribunale sportivo sarà chiamato a fare chiarezza su una vicenda che ha già diviso l'ambiente dell'atletica leggera.




