Schwazer e la terza provetta: "Chiederemo le controanalisi, ma solo se fatte come dico io"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alex Schwazer, ex marciatore azzurro e campione olimpico a Pechino 2008, torna a parlare dopo la nuova positività all'Epo emersa da un controllo effettuato a fine aprile in Germania, e lo fa con la determinazione di chi, nonostante tutto, non intende arrendersi senza lottare. A 41 anni, e con una carriera già segnata da un precedente caso di doping che gli costò la partecipazione ai Giochi di Londra 2012, l'atleta altoatesino ha convocato una conferenza stampa a Bolzano per chiarire la sua posizione in merito alla comunicazione ricevuta dalla Nada, l'Agenzia nazionale antidoping tedesca.

"Non mi difenderò, a 41 anni non ne ho più la forza", ha dichiarato con un tono che mescolava stanchezza e provocazione, salvo poi precisare che il suo team legale e scientifico è già al lavoro per chiedere le controanalisi, sebbene a condizioni ben precise che l'ente tedesco potrebbe non gradire.

La vicenda, che ha scosso il mondo dell'atletica leggera italiana, ruota attorno alla cosiddetta "terza provetta", un elemento che, nelle intenzioni del legale di Schwazer, potrebbe rivelarsi decisivo per dimostrare la buona fede dell'atleta o, quantomeno, per gettare un'ombra di dubbio sulle procedure adottate durante il prelievo di Kelsterbach, località nei pressi di Francoforte dove si è svolta la gara valida per i campionati tedeschi di marcia su strada.

La gara di Kelsterbach e il ritorno alle competizioni

Il controllo antidoping incriminato risale al 26 aprile scorso, quando Schwazer, tornato a gareggiare a livelli dignitosi dopo anni di stop e squalifiche, stabilì persino il record italiano della maratona di marcia. Quella prestazione, che avrebbe dovuto rappresentare il coronamento di un difficile percorso di riavvicinamento allo sport agonistico, si è trasformata in un incubo quando la Nada ha comunicato il riscontro di tracce di Eritropoietina (Epo) nel campione prelevato al termine della competizione.

La sostanza, come noto, è la stessa che causò la sua prima e più celebre squalifica, quella del 2012, quando fu escluso dai Giochi di Londra poche settimane prima dell'inizio. In quella circostanza, Schwazer confessò pubblicamente l'uso della sostanza dopante, mentre oggi la narrazione è radicalmente diversa e si basa sull'ipotesi di una contaminazione accidentale, forse legata a un massaggio o a un asciugamano contagiato da qualcuno.

Lo stesso atleta, durante la conferenza stampa bolzanina, ha ribadito la propria estraneità ai fatti, sebbene abbia manifestato una profonda amarezza per la piega che stanno prendendo gli eventi, quasi come se il destino si accanisse contro di lui ogni qualvolta si avvicina a un risultato di rilievo.

La "terza provetta" e le condizioni dell'entourage

L'elemento centrale su cui si gioca la difesa di Schwazer è rappresentato dalla famosa "terza provetta", ovvero il campione B che, secondo le regole, dovrebbe essere analizzato per confermare o smentire l'esito del campione A. Tuttavia, la strategia dell'entourage dell'atleta non si limita alla semplice richiesta di controanalisi, bensì pone delle condizioni preliminari che appaiono alquanto inusuali nel protocollo standard dell'antidoping.

L'avvocato che segue il caso ha infatti dichiarato che la difesa chiederà le controanalisi, ma solo se queste verranno condotte secondo modalità che garantiscano la massima trasparenza e, in particolare, se sarà consentito ai propri esperti di presenziare e verificare ogni fase del processo, dalla riapertura dei sigilli fino all'effettivo esame spettrometrico.

"Vogliamo essere sicuri che non ci siano errori di campionamento o contaminazioni in laboratorio", ha spiegato il legale, aggiungendo che la Nada tedesca avrebbe già mostrato una certa riluttanza ad accogliere queste richieste, forse perché percepite come un tentativo di rallentare l'iter burocratico o di gettare fumo negli occhi degli inquirenti.

La reazione dei colleghi e il clima nell'atletica

Nel frattempo, il mondo della marcia italiana, che pure aveva accolto con sospetto il ritorno di Schwazer dopo la lunga squalifica, ha reagito con durezza alla notizia, esprimendo scetticismo e, in alcuni casi, aperto sarcasmo verso la versione dell'atleta altoatesino.

Massimo Stano, oro olimpico nella 20 km a Tokyo e tra i più rappresentativi del gruppo azzurro, ha ironizzato pubblicamente sulla presunta dinamica della contaminazione, chiedendosi se la positività possa essere stata causata da una pomata, da una bistecca o addirittura da un asciugamano lasciato in palestra, un riferimento che sottolinea come l'ipotesi della contaminazione involontaria venga vista con estremo scetticismo da chi conosce le rigide procedure di controllo.

Ancora più eloquente è stato il messaggio social di Antonella Palmisano, compagna di squadra e campionessa olimpica a Tokyo 2020, che senza entrare nel merito della vicenda ha pubblicato un'emoji di popcorn e una gif animata di Netflix in caricamento, accompagnando quelle immagini a un chiaro riferimento alla docuserie che la piattaforma aveva dedicato alla travagliata carriera del marciatore, quasi a suggerire che la nuova positività fosse soltanto l'ennesimo episodio di un film già visto.

A queste critiche si sono aggiunte anche le parole di Franco Bragagna, figura storica della marcia italiana, che si è detto affranto e amareggiato dalla vicenda, confessando di non essersi assolutamente aspettato un nuovo capitolo di questa lunga e controversa storia.

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