Vittorio De Sica - La vita in scena, il documentario evento dal 22 giugno al cinema
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo l'anteprima mondiale al Festival di Cannes, dove è stato l'unico film italiano in concorso nella sezione Cannes Classics, arriva finalmente nelle sale italiane "Vittorio De Sica - La vita in scena", il documentario diretto da Francesco Zippel che promette di restituire un ritratto intimo e sfaccettato di uno dei padri del cinema moderno. L'uscita, prevista come evento speciale nelle giornate del 22, 23 e 24 giugno, è curata da Fandango Distribuzione.
Il film, che si avvale di un accesso esclusivo all'archivio della famiglia De Sica e di materiali inediti, si propone di esplorare non solo il lascito artistico del regista di capolavori come "Ladri di biciclette" e "Umberto D.", ma anche la complessa e affascinante dimensione umana del maestro.
Un viaggio tra due famiglie e il peso del privato
Uno degli aspetti più rivelatori del documentario, come emerge dalle prime proiezioni, è il racconto della vita privata di De Sica, in particolare la sua esistenza divisa tra le due famiglie: quella con Giuditta Rissone e quella con Maria Mercader, entrambe attrici e figure fondamentali nel suo percorso professionale. A raccontare questa dimensione inedita sono i membri della famiglia, da Christian De Sica ai nipoti Andrea, Brando, Maria Teresa ed Eleonora Baldwin, che hanno aperto le porte di un salotto domestico solitamente precluso al pubblico.
Andrea De Sica, in particolare, ha ricordato il ruolo determinante di Maria Mercader, che spinse il regista a non abbandonare il Neorealismo nel difficile dopoguerra e che, secondo una leggenda di famiglia, avrebbe consigliato il taglio della famosa scena al Luna Park in "Ladri di biciclette". Questo sguardo sul privato, lungi dall'essere un esercizio di gossip, serve a illuminare le contraddizioni e la profondità di un uomo che ha saputo trasformare ogni esperienza in materia per il suo cinema.
Registi internazionali e un parterre di stelle per un omaggio corale
A testimonianza dell'influenza sconfinata di Vittorio De Sica, il documentario di Zippel si arricchisce delle testimonianze di alcuni tra i più grandi cineasti contemporanei, provenienti da ogni latitudine. Tra le voci che compongono questo affresco corale figurano Wes Anderson, che ha anche ricoperto il ruolo di produttore esecutivo, Francis Ford Coppola, Isabella Rossellini, i fratelli Dardenne, Asghar Farhadi, Ruben Östlund e Andrej Zvjagincev. La loro partecipazione non è un semplice omaggio formale, ma offre chiavi di lettura critiche sull'attualità del metodo del maestro.
Zippel ha spiegato come questi artisti abbiano raccontato il modo in cui hanno saputo tradurre l'insegnamento di De Sica nel loro stesso cinema, confermando come la sua lezione, a più di cinquant'anni dalla scomparsa, sia ancora viva e operante, capace di illuminare il cinema di ogni latitudine.
La modernità del Neorealismo e il superamento del monumento
Il documentario, prodotto da Quoiat Films, Luce Cinecittà, Movimenti Production e Sky, non si limita a celebrare il De Sica statua ma ne restituisce la complessità, mostrando come l'artista sia riuscito a trasformare l'osservazione del reale in emozione universale. Eleonora Baldwin, nipote del regista, ha sottolineato come l'opera del nonno sia stata capace di raccontare un momento storico buio come il dopoguerra senza mai rinunciare a un sorriso, citando l'esempio di "Miracolo a Milano".
Questa capacità di coniugare la tragedia con la leggerezza, di non cedere mai al pietismo, è forse il segreto della sua modernità e della sua straordinaria umanità. Francesco Zippel, con l'aiuto di sequenze animate affidate a Giorgio Scorza e Movimenti Production, compone un ritratto che è un vero e proprio "viaggio alla scoperta di una figura che continua ancora oggi a illuminare il nostro modo di guardare il mondo".
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