Hantavirus, scattano i protocolli ma i test sui sospetti in Italia sono tutti negativi
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Redazione Salute
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L’allarme, alimentato dalla sequenza di casi gravi e di decessi registrati a bordo della nave da crociera “Mv Hondius”, ha innescato una reazione immediata da parte delle autorità sanitarie italiane. A distanza di giorni dai primi rientri e dai conseguenti isolamenti, il ministero della Salute ha potuto tirare un sospiro di sollievo: i tamponi eseguiti su ciascuno dei soggetti sottoposti a sorveglianza nel nostro paese sono risultati negativi, un esito che confermerebbe l’assenza di focolai attivi sul territorio nazionale.
Tra i casi monitorati che hanno destato maggiore preoccupazione c’era quello di un turista britannico, rintracciato a Milano dopo aver condiviso lo stesso volo di una donna poi deceduta a Johannesburg a causa del virus. L’uomo, che aveva toccato diverse mete turistiche italiane (tra cui Roma, Firenze, Venezia e le Cinque Terre), è stato condotto all’ospedale Sacco; gli esami virologici hanno escluso l’infezione, e gli stessi specialisti hanno chiarito come il paziente, rimasto asintomatico, non rappresenti un pericolo per la collettività, sebbene resti in osservazione per l’intero periodo di incubazione previsto dai protocolli.
L’efficacia della sorveglianza e i contatti stretti
I negativi, come spiega una nota diffusa dal dicastero guidato da Orazio Schillaci, riguardano un ventaglio eterogeneo di persone che erano finite nel mirino dell’epidemiologia. Oltre al cittadino britannico, è risultato negativo anche il suo accompagnatore (un connazionale che viaggiava con lui) e un giovane marittimo calabrese, il quale si trovava in isolamento fiduciario nella sua abitazione a Villa San Giovanni. Allo stesso modo, non è stata riscontrata traccia del patogeno nei test effettuati su una turista proveniente dall’Argentina, ricoverata in Sicilia (a Messina) per una polmonite che aveva fatto scattare i campanelli d’allarme, sebbene quella donna provenisse da un’area endemica del Sudamerica.
Il ministro Schillaci, intervenuto per placare gli animi di fronte a un possibile ritorno alla psicosi da pandemia, ha voluto tracciare un netto区分 tra questa evenienza e quanto accaduto con il Sars-CoV. Interrogato alla Camera, ha ricordato come gli hantavirus siano patogeni conosciuti da decenni, il cui serbatoio naturale sono i roditori, mentre la trasmissione tra umani resta un’evenienza rara e circoscritta a contesti di prossimità fisica estrema. Il suo messaggio è stato chiaro: “Non è il Covid”.
La gestione del rischio in un paese “scottato”
La risposta italiana si è basata su un approccio di “massima cautela”, formalizzato in una circolare operativa firmata l’11 maggio dai vertici della prevenzione. Nel documento si stabilisce una sorveglianza attiva che durerà 42 giorni (il limite massimo del periodo di incubazione) per tutti coloro che sono considerati contatti ad alto rischio, come i passeggeri della nave “Mv Hondius” o chi ha condiviso spazi ristretti con i contagiati. Questa prudenza è stata dettata anche dalla memoria storica: come ha osservato il sindaco di Milano, dopo l’esperienza del Covid “siamo stati tutti ampiamente scottati”, ed è quindi preferibile lasciar parlare chi conosce la materia piuttosto che abbassare la guardia.
Dal punto di vista epidemiologico, gli esperti hanno ribadito che il ceppo in circolazione, noto come “virus Andes” (tipico del Sudamerica), trova nel nostro continente un ambiente ostile. La Fondazione Edmund Mach, che studia questi agenti patogeni da oltre vent’anni, ha confermato che in Europa non vive il roditore selvatico (l’Oligoryzomys longicaudatus) che funge da serbatoio naturale, rendendo di fatto impossibile l’innesco di un ciclo endemico autoctono in Italia.
Il quadro internazionale e gli scenari giudiziari
A livello globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a monitorare l’evoluzione del focolaio originato dalla nave. I dati aggiornati parlano di nove casi confermati e tre decessi, un tasso di letalità che riflette la potenza del virus ma che, per ora, non ha tradotto in una diffusione comunitaria fuori controllo, tanto che l’ente considera il rischio per la popolazione mondiale ancora “basso”.
In Italia, l’attenzione si concentra ora sui protocolli. I pazienti risultati negativi resteranno in isolamento precauzionale (anche se non contagiosi) solo per scongiurare il remoto rischio legato alla lunga latenza del virus, che potrebbe richiedere un ritestaggio in caso di comparsa di sintomi nei prossimi giorni. Nessuna inchiesta giudiziaria è stata formalmente aperta riguardo ai flussi turistici o ai mezzi di trasporto coinvolti, limitandosi le autorità a una gestione esclusivamente sanitaria dell’emergenza.




