Windows 11 cambia le regole del setup: stop agli update obbligatori all’avvio

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non è un segreto che la fase di configurazione iniziale di un computer nuovo, quella che i tecnici chiamano OOBE (Out-of-Box Experience), abbia rappresentato per anni una sorta di piccolo calvario per l’utente medio. Microsoft ha infatti deciso di rimuovere uno degli ostacoli più frustranti presenti in Windows 11: l’installazione forzata degli aggiornamenti di sistema durante i primissimi minuti di vita della macchina. Fino a ieri, chi acquistava un portatile o assemblava una nuova postazione si trovava costretto a guardare una barra di caricamento muoversi lentamente, un processo che poteva durare anche decine di minuti; un problema concreto, va detto, soprattutto in presenza di connessioni lente o di hardware di fascia bassa, dove l’attesa diventava semplicemente esasperante. Con questa modifica, invece, il sistema operativo porterà l’utente direttamente sul desktop, rimandando gli aggiornamenti a un momento successivo e decisamente più gestibile.

La spinta inaspettata arriva dai portatili economici

Sullo sfondo di questa correzione, che molti definirebbero un vero e proprio atto di buon senso, c’è una pressione competitiva nuova e per certi versi sorprendente. Non si tratta, badiamo bene, della solita narrazione da duello tecnologico tra Apple e Microsoft, ma di una questione molto più terra terra: l’esperienza quotidiana di chi usa un PC Windows senza avere necessariamente l’ultimo processore o una scheda madre da gaming. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’arrivo di un presunto notebook da 699 euro (qualcuno lo chiama già MacBook Neo) avrebbe dato una scossa non indifferente ai piani di Redmond, accelerando una serie di interventi su Windows 11 che erano nell’aria da tempo. Si parla di consumi di memoria elevati, di una funzione di ricerca poco convincente, di un menu Start non sempre immediato, di un Esplora file dal comportamento altalenante e di un’interfaccia troppo spesso appesantita da elementi secondari. Tutti difetti che, fino a ieri, l’azienda sembrava disposta a tollerare.

Le build di aprile 2026 e la direzione del sistema operativo

Le versioni preliminari rilasciate ad aprile 2026 all’interno del programma Windows Insider offrono già un assaggio concreto di questa nuova filosofia. Nel loro insieme, queste novità tracciano la direzione che Microsoft intende seguire per il resto dell’anno: maggiore fluidità, meno attese forzate e un’attenzione rinnovata alla leggerezza del sistema. Non è un caso che tra le modifiche in arrivo si segnalino anche una modalità dedicata a Xbox, nuovi avvisi per la funzione Secure Boot e il supporto alle unità FAT32 fino a 2 TB. Dettagli tecnici, certo, ma che raccontano bene di un’azienda che prova a sistemare i tasselli di un’esperienza d’uso frammentata. Chi ha avuto modo di provare queste build parla di un sistema meno invadente, quasi educato, se si considera la tradizione di aggressività commerciale e tecnica che ha sempre contraddistinto gli aggiornamenti di Windows.

Il lungo addio al Pannello di controllo (finalmente)

Parallelamente a questi interventi più immediati, uno dei dirigenti del colosso di Redmond ha fornito alcune anticipazioni su un altro fronte, altrettanto caldo: il definitivo abbandono del vecchio Pannello di controllo. Era uno degli obiettivi dichiarati fin dal lancio di Windows 11, eppure la transizione verso l’app Impostazioni è stata lenta, farraginosa, piena di compromessi. Ora, secondo quanto riferito, il processo potrebbe entrare nella sua fase conclusiva, con un trasferimento sistematico delle funzioni residue. Un passaggio epocale, per certi versi, perché il Pannello di controllo rappresentava una sorta di reliquia delle versioni precedenti, un doppione che confondeva gli utenti meno esperti e faceva sorridere quelli più navigati. Eliminarlo del tutto significherebbe rendere Windows 11 finalmente coerente con sé stesso, almeno su questo fronte.

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