La mail del 2024 che vietava le immersioni e la tragedia subacquea alle Maldive
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Redazione Interno
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La procura di Roma, che con la Squadra mobile sta conducendo le indagini per omicidio colposo (al momento a carico di ignoti) relative alla morte di cinque cittadini italiani nello scorso maggio in un’immersione in una grotta dell’arcipelago delle Maldive, ha acquisito un documento che rischia di spostare l’asse dell’intera inchiesta.
Si tratta di una mail interna datata 12 aprile 2024, scritta da Elisabetta Rampone in qualità di direttrice del Dipartimento di Scienze della Terra, Ambiente e Vita (il Distav) dell’Università di Genova, l’ateneo dove insegnava proprio una delle vittime, la professoressa Monica Montefalcone. In quella comunicazione, indirizzata a tutto il personale, la dirigente annunciava la “sospensione di ogni attività subacquea” a causa dell’entrata in vigore di una nuova e più stringente normativa ministeriale sul lavoro in quota.
Il divieto scritto e la trasferta nell’Oceano Indiano
Il testo della mail, riportato dagli organi di stampa, non lascia spazio a fraintendimenti: la direttrice Rampone spiegava ai colleghi che, nelle more dell’adeguamento delle procedure interne ai nuovi decreti, era “costretta a sospendere” le uscite in mare, chiedendo anzi a chi avesse organizzato missioni di specificare che queste non prevedessero attività subacquee per poterle comunque autorizzare. L’elemento di maggiore rilevanza – e che ora gli investigatori stanno vagliando con attenzione – è tuttavia un passaggio successivo.
Nella stessa comunicazione, la dirigente faceva riferimento esplicito ad alcune trasferte programmate proprio alle Maldive per il mese di maggio, aggiungendo che, sebbene già autorizzate, quelle missioni risultavano “al momento sospese”.
La posizione dell’ateneo e la replica dei familiari
Subito dopo la tragedia (che ha portato alla morte della docente Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal, della ricercatrice Muriel Oddenino, del neolaureato Federico Gualtieri e della guida Gianluca Benedetti), l’Università di Genova ha provato a tracciare una linea netta, dichiarando che le immersioni – eseguite a una profondità di circa sessanta metri all’interno della cavità – erano “espressamente vietate” dall’ateneo e rientravano in un’iniziativa dal carattere personale.
Una versione che tuttavia è stata immediatamente contestata dai legali di Carlo Sommacal (marito della professoressa e padre della giovane). Gli avvocati Giuseppe Pugliese e Alessandro Albert hanno ribadito che l’ateneo “sapeva benissimo ciò che si faceva in quelle missioni”, le quali avrebbero addirittura cadenza annuale. A corroborare questa tesi, vi sarebbero inoltre le testimonianze anonime di alcuni membri del personale e degli studenti, secondo i quali quelle spedizioni erano informalmente ribattezzate come le “crociere del Distav”.
Fari accesi su omissioni e mancata sorveglianza
Il lavoro della procura capitolina si concentra ora su un aspetto specifico, ossia la verifica del “rispetto della disciplina della tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro”. In sostanza, i magistrati intendono accertare se esistesse una sorta di tolleranza informale o se – nonostante la mail del 2024 – vi fosse la consapevolezza diffusa che i ricercatori continuassero a operare in profondità senza le dovute garanzie.
Dalle indagini è già emerso, come riportato da più fonti, che la stessa Montefalcone era formalmente in servizio il giorno dell’immersione (quindi non in ferie o permesso) e che stava collaborando alla stesura delle nuove linee guida per le attività subacquee, aggiornamenti mai portati a termine a causa della sua improvvisa scomparsa.
L’autopsia, effettuata lo scorso 26 maggio all’ospedale di Gallarate insieme a quelle delle altre vittime, dovrà chiarire le cause mediche del decesso, mentre la procura attende l’arrivo delle attrezzature subacquee e della telecamera attraverso una rogatoria internazionale inviata alle autorità di Malé.




