Be my sunshine, tra equivoci e vendette: Poyraz finisce in cella per l’aggressione a Batu
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La quiete, se così si può definire la tregua sentimentale sull’isola di “Be my sunshine”, è destinata a infrangersi nuovamente contro gli scogli dell’ira e della gelosia. Nella settimana che ci apprestiamo a raccontare, quella dall’11 al 15 maggio, il serial turco distribuito da Mediaset Infinity abbandona i toni malinconici del tentativo di riconciliazione tra Haziran e Poyraz per virare decisamente verso il dramma giudiziario. Se nei giorni precedenti – quelli compresi tra il 4 e l’8 maggio – avevamo assistito agli sforzi della ragazza per riconquistare la fiducia del suo amato, con un Poyraz apparentemente intenzionato a chiudere un occhio sulle malefatte altrui (o forse solo stanco di resistere), il clima cambia drasticamente quando in scena irrompe la furia cieca. La tensione, che covava sotto la cenere dei preparativi nuziali di Zeynep e Aliye (le cui furiose discussioni, va detto, sembrano ormai un leitmotiv della stagione), esplode con una violenza inaspettata che richiede l’intervento delle forze dell’ordine.
Il fulcro della narrazione si sposta quindi sullo scontro diretto tra Poyraz e Batu, l’ex fidanzato di Haziran la cui presenza era già stata un fattore di disturbo nei giorni precedenti; basti ricordare che Zeynep, forse per creare ulteriore scompiglio o forse spinta da un cinismo tipico dei personaggi di contorno, aveva avuto la sfortunata idea di invitare Batu proprio al ricevimento di nozze. Ebbene, l’invito si trasforma presto in un movente. Al culmine di una lite dai contorni ancora poco chiari – che gli autori della serie descrivono come una “aggressione” – Batu viene ridotto in fin di vita. Le percosse subite dal ragazzo sono talmente gravi da costringere i soccorritori a un trasporto d’urgenza in ospedale, dove i medici lo tengono sotto osservazione per una ferita alla testa che, a posteriori, si rivelerà meno grave del previsto.
Mentre il di Batu lotta tra le lenzuola bianche di una stanza d’ospedale, Poyraz paga immediatamente il conto salato della sua furia omicida. Trattenuto alla centrale di polizia, l’uomo viene isolato in cella in attesa di notizie cruciali: sono proprio le condizioni di salute della vittima a decidere il peso della sua posizione. La prospettiva è quella di una condanna inevitabile, e il fiato sembra sospeso tra gli abitanti dell’isola, divisi tra chi teme per la sua libertà e chi forse gongola per la sua caduta. Tuttavia, la dea bendata – o forse solo lo sceneggiatore di turno – sorride a Poyraz quando meno se lo aspetta. Batu, una volta ripresi i sensi, compie un gesto che ribalta ogni previsione: decide di non sporgere denuncia.
Il silenzio di Batu e la libertà provvisoria del rivale
La scelta di non collaborare con la giustizia, da parte della vittima, rappresenta un colpo di scena non da poco, perché priva immediatamente le autorità della leva principale per mantenere Poyraz in stato di fermo. Senza una denuncia formale che ne certifichi la volontà di perseguire il reato, l’intera pratica rischia di sgretolarsi; né l’accusa può reggersi in piedi senza il supporto di chi ha subito l’oltraggio. Di conseguenza, il giovane produttore di olio d’oliva – che abbiamo imparato a conoscere come un uomo impulsivo ma dal cuore d’oro – viene rilasciato. Le porte della cella si spalancano, restituendolo alla libertà, ma è evidente a tutti gli spettatori più attenti che la questione è tutt’altro che archiviata. Poyraz, cosciente di aver avuto salva la vita (o almeno la fedina penale) per un soffio, non sembra affatto intenzionato a dimenticare l’affronto.
Anzi, la sua liberazione segna l’inizio di una nuova, subdola fase della contesa. Piuttosto che stare alla larga da Batu come suggerirebbe il buon senso (e la legge), Poyraz escogita una strategia psicologica a dir poco ambigua. Fingendo di voler seppellire l’ascia di guerra – o forse di voler chiarire i conti in sospeso in modo “civile” – invita il suo aggressore a trascorrere la notte a casa sua. Un gesto che, a un occhio esterno, potrebbe sembrare un tentativo di riconciliazione pacifica, ma che sotto la superficie nasconde una volontà di controllo ossessivo. L’obiettivo dichiarato (almeno dalla voce narrante delle anticipazioni) è quello di tenere Batu lontano da Haziran ad ogni costo, come se Poyraz volesse costruire una prigione dorata intorno alla donna che ama, allontanandone fisicamente il rivale.
Inganni, pasticcerie abbandonate e un’eredità scomoda
Mentre i due uomini giocano a scacchi usando la vita reale come una scacchiera, sullo sfondo fervono altre trame minori che arricchiscono il quadro della settimana. Biricick, la fedele aiutante, commette l’errore fatale di lasciare Batu da solo in pasticceria per effettuare una consegna urgente; un vuoto di potere che qualcuno potrebbe facilmente sfruttare per riaccendere la miccia. Nel frattempo, le vite parallele degli altri personaggi procedono senza sosta: Latif non demorde e tenta in tutti i modi di riconquistare Zeynep, la quale però oppone una resistenza insolitamente ferma, preferendo rifugiarsi nella sicurezza della casa di Selma dove finalmente tra le due donne sembra tornare un po’ di serenità perduta.
Non mancano poi le rivelazioni sorprendenti che cambiano la prospettiva sugli eventi. Quando Haziran e Poyraz scopriranno che, nonostante la rissa e la mancata denuncia, Batu non ha affatto lasciato l’isola come tutti speravano, il confronto sarà inevitabile. La spiegazione del ragazzo getta una luce diversa sulla sua ostinazione a restare: Batu confessa di non poter tornare a Istanbul perché è letteralmente in fuga dalla sua stessa famiglia, che lo sta ancora cercando. Un retroscena che lo trasforma da semplice antagonista innamorato a uomo braccato, capace di suscitare forse persino un briciolo di compassione. E mentre Gorkem e Nehir setacciano la casa della defunta Hasibe alla ricerca di oggetti per la fiera di beneficienza, il quadro che emerge è quello di un’isola dove nessuno è veramente chi dice di essere, e dove il passato torna sempre a galla, come la schiuma delle onde dell’Egeo.




