Il cervello comanda la resistenza fisica e l’esercizio diventa alleato contro l’ansia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La ricerca scientifica continua a scandagliare il legame profondo che intercorre tra l’attività motoria e le funzioni cognitive, giungendo a risultati che ridisegnano i confini della fisiologia umana. Non sono solo i muscoli, con la loro capacità di contrarsi e adattarsi al carico di lavoro, a determinare i livelli di resistenza e performance di un individuo; esiste un centro di regolazione molto più sofisticato e complesso, situato nella scatola cranica. Un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania, in un lavoro pubblicato sulle pagine della rivista Neuron, ha dimostrato come l’organo cerebrale venga letteralmente riprogrammato dall’allenamento, aumentando l’attività di specifici neuroni che consentono all’intero organismo di diventare più forte e più resistente. Le osservazioni, condotte inizialmente su modelli murini, rivelano un meccanismo che ribalta la prospettiva tradizionale: la sensazione di lucidità e di maggiore chiarezza mentale riferita da molti sportivi dopo lo sforzo fisico, come ha dichiarato in una nota il coordinatore dello studio J., troverebbe dunque una spiegazione biologica in questa plasticità neurale indotta dall’esercizio. Lo sport, insomma, non si limita a scolpire il fisico, ma incide profondamente sull'architettura funzionale del cervello, rendendolo più efficiente nel gestire la fatica e nel coordinare i segnali provenienti dal resto del Corpo.

L'ansia e il suo doppio volto: quando il movimento la trasforma da nemica ad alleata

L’ansia rappresenta una condizione dall’intrinseca ambivalenza, capace di manifestarsi come una spinta propulsiva vitale o, al contrario, come un freno inibitore che blocca e mente. A seconda dei momenti storici della vita di una persona, delle condizioni generali di salute e dell’intensità con cui si presenta, essa può rivelarsi un’amica preziosa o un’acerrima nemica. Al di là dell'intervento farmacologico e delle pratiche meditative, esiste un alleato potente e accessibile che può insegnarci a "usare" l'ansia nel modo più costruttivo: si tratta proprio dell'esercizio fisico. Muoversi, correre, nuotare o anche semplicemente camminare con regolarità, permette di incanalare quell'energia nervosa in un'attività concreta, trasformando la tensione in azione e restituendo al soggetto una sensazione di controllo e padronanza che spesso, nei disturbi d'ansia, va smarrita.

La conferma su larga scala: l'esercizio fisico come terapia alla pari di farmaci e psicoterapia

A fornire una base empirica solida a queste osservazioni cliniche ci ha pensato un’ampia revisione scientifica condotta dalla James Cook University, i cui risultati sono stati pubblicati su *The Conversation* e che ha preso in esame decine di studi dedicati alle terapie per l’ansia e la depressione. Gli autori, guidati dal professor Neil Munro, hanno analizzato i dati relativi a decine di migliaia di partecipanti, confrontando l’efficacia di diverse tipologie di intervento. Ne è emerso un quadro che conferma quanto molti psicoterapeuti sostengono da tempo nei loro interventi pubblici: pur rimanendo antidepressivi e sedute strumenti fondamentali, l’attività fisica apporta benefici curativi concreti e immediati sulla salute mentale. Si tratta di benefici che vanno ad aggiungersi ai vantaggi pratici, come l'abbattimento dei costi, la riduzione delle liste d'attesa e l'eliminazione dei potenziali effetti collaterali spesso associati alla gestione clinica tradizionale. L'esercizio, specialmente quello aerobico come la corsa, il nuoto o la danza, si candida dunque a diventare un presidio di primaria importanza, non in sostituzione ma in affiancamento ai percorsi terapeutici classici, offrendo una strada percorribile a chi, per varie ragioni, non può accedere facilmente ad altre cure.

I meccanismi neurali alla base del potenziamento cognitivo indotto dallo sport

Tornando ai meccanismi più fini scoperti dai ricercatori della Pennsylvania, emerge che la riprogrammazione cerebrale indotta dall'esercizio fisico regolare non è un fenomeno marginale, ma un processo centrale per comprendere come il si adatti allo sforzo. L'incremento dell'attività di alcuni neuroni specifici, che permette all'organismo di diventare più forte e resistente, è stato osservato con chiarezza nei topi da laboratorio e apre scenari promettenti per la ricerca futura. Gli autori dello studio, pubblicato su *Neuron*, auspicano che queste evidenze possano fungere da potente incentivo per la popolazione generale a praticare attività fisica con costanza. L'obiettivo è quello di spingere, in particolare, le fasce d'età più avanzata o coloro che si trovano in una fase di recupero funzionale dopo un infortunio o un evento traumatico come un ictus, a non abbandonare la motricità. Mantenersi attivi, suggerisce la scienza, significa preservare non solo la funzionalità muscolare e cardiovascolare, ma anche e soprattutto quella cognitiva, in un circolo virtuoso che lega indissolubilmente il benessere del corpo a quello della mente, incidendo profondamente sulla qualità della vita e sulla capacità di recupero dell'individuo.

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