Roma, arrestato il primario Palumbo mentre incassava una mazzetta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un fitto giro di mazzette, finalizzato a dirottare pazienti bisognosi di dialisi verso strutture private, ha portato all'arresto in flagranza di reato del primario di Nefrologia dell'ospedale romano Sant'Eugenio, Roberto Palumbo, colto dagli agenti proprio nell'atto di ricevere denaro contante. L'operazione della squadra mobile, che ha visto finire in manette anche l'imprenditore Maurizio Terra, titolare di un'azienda fornitrice di apparecchiature per dialisi, squarcia il velo su un sistema corruttivo che sfruttava, secondo le accuse, la posizione dirigenziale del medico per orientare le scelte terapeutiche. Le indagini, che al momento coinvolgono una dozzina di persone, stanno ricostruendo le modalità con cui, in cambio di denaro e di altre utilità, venivano selezionate le cliniche verso cui indirizzare i pazienti.

La "rock star" della sanità finita nei guai

Fino a poco prima dell'arresto, Roberto Palumbo, cinquantottenne, era considerato una figura di spicco e quasi una celebrità in ambito sanitario, tanto che alcuni pazienti, sui social network, non avevano esitato a definirlo una "rock star" della medicina. Dietro questa immagine pubblica, però, si celava una reputazione già precedentemente offuscata da diverse ombre, che lo avrebbero visto, stando a quanto si apprende da ambienti delle Asl e della Regione Lazio, allontanato in passato da alcuni incarichi. Un uomo, il primario, descritto da chi lo conosceva come una personalità arrogante, convinta di poter decidere al di sopra di ogni regola, al punto da meritarsi l'epiteto, riportato da alcuni colleghi, di uno che "si sente Dio".

Il meccanismo delle tangenti

Il fulcro dell'inchiesta ruota attorno a un accordo illecito tra il professionista pubblico e il privato, finalizzato a creare un flusso di pazienti verso centri dialisi specifici. L'imprenditore arrestato, amministratore unico della società Dialeur srl, sarebbe stato colto nell'atto di consegnare al primario la somma di tremila euro in contanti, mazzetta che rappresentava, secondo gli investigatori, solo l'ultimo anello di una catena di compensi. Il medico, sfruttando la sua autorità alla guida dell'Unità operativa complessa del Sant'Eugenio, avrebbe dunque fatto leva sulla condizione di vulnerabilità dei malati, indirizzandoli verso strutture convenzionate o private che garantivano un ritorno economico illecito a lui e al suo partner in affari.

Le indagini e il contesto giudiziario

L'arresto è avvenuto in flagranza, un dettaglio non marginale che conferma come le forze dell'ordine avessero già il quadro sotto controllo e siano intervenute nel momento in cui il trasferimento del denaro era in corso, consolidando le prove a carico degli indagati. Le accuse che gravano su entrambi i soggetti arrestati sono di corruzione, reato per il quale il codice prevede pene severe, soprattutto quando a commetterlo è un pubblico ufficiale che abusa delle proprie funzioni. L'episodio si inserisce in un filone di cronaca giudiziaria che, periodicamente, riporta alla luce legami opachi tra il settore sanitario pubblico e quello privato, evidenziando come la salute dei cittadini possa diventare, in certi casi, merce di scambio per traffici illeciti.

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