Consob, la reggenza di Chiara Mosca e il futuro dei mercati tra Europa e giganti USA
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Redazione Economia
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Nell’ambito dell’appuntamento annuale con il mercato finanziario, la Consob si è presentata in una veste inedita eppure operativamente piena, rappresentata dalla presidente vicaria Chiara Mosca. La sua Relazione, tenuta ieri, si inserisce perfettamente nel solco tracciato dal presidente Paolo Savona, ponendo con forza il tema della tutela del risparmio come cardine dell’azione dell’Autorità.
Tuttavia, laddove Savona aveva enfatizzato l’esigenza di un’azione prevalente delle autorità italiane per il raggiungimento di questo obiettivo, Mosca ha scelto di ampliare il campo visivo, evidenziando come la preziosa risorsa del risparmio possa e debba essere indirizzata verso gli investimenti in innovazione. Un volano, questo, che potrebbe valere fino a 800 miliardi di euro annui per l’Europa, cifra necessaria non solo per sviluppare la competitività del vecchio continente ma anche per tentare un faticoso riequilibrio del rapporto economico con gli Stati Uniti.
Il dato di contesto è quello di una Consob che potremmo definire dimezzata, priva di un presidente stabile da quattro mesi e con il collegio che opera in una configurazione ridotta. Eppure, è proprio in questa fase che l’istituzione ha voluto mostrare il proprio polso, con Mosca che ha aperto il suo intervento difendendo con decisione l’operatività dell’ente. «Questo collegio sta esercitando con pienezza i compiti a esso assegnati», ha dichiarato, quasi a voler fugare ogni dubbio sulla continuità amministrativa.
Ma il discorso è rapidamente scivolato su un terreno ben più impervio e urgente, quello della crescita del mercato europeo, schiacciato dal peso specifico dei giganti d’oltreoceano.
Il lungo declino di Piazza Affari
I numeri presentati nel corso della Relazione dipingono un quadro che non lascia spazio a fraintendimenti. Alla fine del 2025, Euronext Milan contava esattamente 199 società quotate, un numero che scende per la prima volta sotto la soglia simbolica delle 200. A rendere più amaro il dato è l’analisi di lungo periodo che Mosca ha voluto condividere: tra il 2005 e il 2025, il principale mercato azionario italiano ha registrato 100 delisting.
Nell’ultimo decennio, la contrazione si attesta intorno al 20%, una tendenza che riguarda anche il Regno Unito ma che appare meno grave se confrontata con il crollo francese, dove il numero delle aziende presenti sul mercato principale è diminuito di quasi la metà, segnando un -46%.
Questo assottigliamento progressivo ha un impatto tangibile anche sulla capitalizzazione complessiva, che nel corso dell’ultimo anno ha subito una riduzione netta di circa 2 miliardi di euro a causa degli 11 delisting verificatisi. I dati sono implacabili e raccontano la storia di un mercato che, pur mantenendo un valore complessivo di circa 1.200 miliardi di euro, arranca nella capacità di attrarre e trattenere le imprese, in particolare quelle legate ai settori tecnologici e dell’intelligenza artificiale che stanno ridefinendo l’economia globale.
Il divario tecnologico con gli Stati Uniti
Se i numeri dei listini raccontano una parte della storia, è il confronto tra i blocchi economici a fornire la prospettiva più ampia. L’intervento di Chiara Mosca ha evidenziato un divario ormai strutturale tra il peso finanziario di Stati Uniti e Cina rispetto a quello dell’Europa. Il vecchio continente, nonostante l’enorme massa di risparmio privato accumulata dai propri cittadini, sembra non riuscire a incanalare queste risorse verso le imprese innovative.
Mentre oltreoceano gli investimenti nel tech e nell’AI procedono a ritmi sostenuti, ridisegnando i rapporti di forza economici, l’Europa resta indietro. Mosca ha quindi individuato una delle possibili risposte proprio nella capacità di utilizzare quella che ha definito una “preziosa risorsa” – il risparmio europeo – per sostenere la competitività interna, trasformando gli investimenti in innovazione in un volano per il riequilibrio con gli Usa.
L’accento è stato posto sull’urgenza di colmare questo gap, non solo per evitare un ulteriore declino ma per provare a invertire la rotta. La tesi della presidente vicaria è che un mercato unico più forte e capitalizzato possa rappresentare la leva per contrastare il “nanismo” che affligge le borse europee, un problema che l’Autorità di controllo si trova a dover fronteggiare mentre aspetta una guida permanente.
Le prossime sfide per la governance
In questo scenario di incertezza politica e di trasformazioni profonde dei mercati, la Consob si trova a operare in una condizione di reggenza che, sebbene definita piena dal collegio, inevitabilmente solleva interrogativi sul futuro. L’assenza di un presidente nominato da quattro mesi lascia spazio a riflessioni sulla capacità di pianificazione strategica dell’ente, sebbene Mosca abbia assicurato che i compiti istituzionali vengono esercitati con la dovuta diligenza.
La sfida più immediata è quella di arginare il fenomeno dei delisting e di rendere il mercato italiano più attrattivo, un compito che richiede non solo interventi normativi ma anche un cambio di passo culturale da parte degli operatori.
La fotografia scattata dalla Relazione annuale mostra un’Autorità che, pur nelle difficoltà contingenti, cerca di tracciare una rotta chiara. L’analisi dei numeri, dal valore di Piazza Affari al numero di società quotate, diventa lo spunto per una riflessione più ampia sul ruolo dell’Europa nello scacchiere globale.
La strada indicata da Mosca, che guarda agli investimenti nell’innovazione come motore di sviluppo, è coerente con il pensiero del suo predecessore, ma aggiunge un tassello fondamentale: quello della necessità di un’azione collettiva a livello continentale per non soccombere alla competizione con le superpotenze economiche.




