Ciondola come Leao, brontola, fatica... ma allora anche Sinner è umano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La cronaca arriva dritta dalla terra rossa di Madrid, dove Jannik Sinner, il numero uno del mondo che ormai ci aveva abituato a vittorie in scioltezza, ha invece incontrato un ostacolo insospettabile. Stiamo parlando di Benjamin Bonzi, quel francese di 29 anni, qualificato e sprofondato fuori dai primi cento del ranking – per l’esattezza al numero 104 – che per un’ora abbondante ha giocato quella che, senza timore di smentita, si può definire la partita della vita. L’altoatesino, reduce da tre cavalcate trionfali – Indian Wells, Miami, Montecarlo – che avevano alimentato l’idea di un’imbattibilità quasi meccanica, ha dovuto fare i conti con un avversario trasformato, capace di annullargli un set point e di portarsi a casa il primo parziale al tie-break. Eppure, guardando il match con gli occhi del tifoso medio, teniamo in canna quella frase da “Ma vieni!”, tipica del trio Aldo, Giovanni e Giacomo: quella sensazione, cioè, di essere adulti che fanno a braccio di ferro con un bambino. Poi, però, la realtà del campo ha ribaltato la prospettiva.

La rimonta che svela le crepe dell’armatura

Sinner non è arretrato nemmeno quando Bonzi ha salvato altre palle break all’inizio del secondo parziale. Anzi, ci ha riprovato nel game successivo, e stavolta la svolta è arrivata: strappando il servizio all’avversario in ogni turno di battuta, ha ricostruito il suo tennis pezzo dopo pezzo, come un orologiaio che rimonta un ingranaggio scordato. Il dato interessante, però, non è tanto la vittoria finale – arrivata in rimonta – quanto la fatica mostrata. Quel ciondolare tra uno scambio e l’altro, quel brontolare tra sé e sé, quei gesti di frustrazione mai visti prima: ecco, in quei frammenti si è intravisto un Sinner umano, lontano anni luce dall’immagine del robot vincente che ci eravamo costruiti. Il francese, va detto, ha giocato a ottimi ritmi, trascinando il numero uno al mondo su ritmi insostenibili per gran parte del primo set, ma non è riuscito a rientrare nel match una volta che l’azzurro ha alzato il proprio livello.

Il terzo turno e il senso di una vittoria sudata

Nel terzo set, poi, è bastato un episodio – sul due pari – per decidere le sorti dell’incontro. Bonzi, pur restando in partita fino all’ultimo, non ha più avuto le energie per replicare ai colpi del campione altoatesino. Ecco quindi che Sinner si è guadagnato l’accesso al terzo turno del Masters 1000 spagnolo, dove lo attende un avversario inedito: il danese che ha appena eliminato il baby Cinà. Una corsa, quella verso il titolo di Madrid, che il numero uno al mondo non ha mai vinto, e che prosegue tra gli scricchiolii di un avvio ben più duro del previsto. Nessuno, alla vigilia, avrebbe scommesso su un Sinner così in affanno contro un qualificato fuori dai primi cento; eppure la partita ha restituito l’immagine di un tennista che deve ancora digerire completamente la terra battuta, o forse semplicemente di un uomo che, ogni tanto, ha il diritto di faticare.

Un segnale per il circuito che viene da lontano

Mentre sulla stessa terra rossa si consuma il forfait di Alcaraz, costretto a saltare anche il Roland Garros, la vittoria sudata di Sinner assume contorni quasi paradossali: da un lato, il suo percorso a Madrid prosegue; dall’altro, però, il messaggio lanciato è chiaro. Anche il numero uno mondiale, quello che nessun altro sportivo italiano sa promettere tanta felicità in questo periodo (lasciamo perdere il calcio, per carità), può essere messo alle corde da un “nobody” di 29 anni. Bonzi ha salvato palle break, annullato un set point, strappato il primo parziale al tie-break. E Sinner? Sinner non è arretrato. Ha ricostruito il suo gioco mattone su mattone, ha aspettato che l’onda dell’avversario si ritirasse, e poi ha colpito. Non una lezione di tennis, stavolta, ma una lezione di pazienza. Che forse, a conti fatti, è molto più umana.

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