Il brontolio di Sinner a Madrid, tra umanità e rimonte: ciondola come Leao ma vince

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’immagine, quasi surreale, che resterà appesa ai primi giorni del Masters 1000 di Madrid 2026: Jannik Sinner, il numero 1 del mondo, che si muove sul campo con un’andatura pigra, spalle leggermente calate, un brontolio sordo che accompagna ogni scambio sbagliato. Lo si guarda, e per un attimo si ha la sensazione – tipica di chi segue il tennis dalla poltrona – di volergli gridare un “Ma vieni!” alla maniera di Aldo, Giovanni e Giacomo, come se quell’adulto in forma di fenomeno stesse giocando a braccio di ferro con un bambino un po’ svogliato. Invece no: l’avversario, Benjamin Bonzi, francese di 29 anni proveniente dalle qualificazioni e numero 104 del ranking, lo ha letteralmente trascinato fino al limite del primo set, portandosi a casa il tie-break dopo avergli annullato un set point. E allora, in quella piccola crepa, si è vista l’altra faccia del campione: quella umana, scomoda, quasi goffa.

Un tabellone già sconvolto e il brivido della rimonta obbligata

La vittoria di Sinner su Bonzi (6-4 al terzo) non è stata una semplice formalità. Nel primo parziale il transalpino ha retto il confronto da lontano parente, anzi da perfetto sconosciuto ai piani alti del ranking, strappando un equilibrio che nessuno si aspettava. Eppure il contesto intorno avrebbe dovuto favorire l’altoatesino: a Madrid hanno già salutato sei teste di serie, alcune pesantissime, e nella parte bassa del draw l’allineamento dei sedicesimi promette altre sorprese. Sinner, però, non ha preso scorciatoie. Ha perso il primo set, ha subito il gioco potente del francese, ha visto annullarsi altre palle break all’inizio del secondo parziale. Poi qualcosa è scattato: ha ricominciato a strappare il servizio in ogni turno di risposta, ha alzato la percentuale della prima, e alla fine ha ribaltato la partita. Non senza fatica, non senza quel fastidio che si legge nei suoi passi pesanti dopo ogni errore non forzato.

Il rovescio di Moller, il prossimo ostacolo, e quelle parole di Ruud

Dall’altra parte della rete, ora, si prepara un’insidia ben più affascinante. Elmer Moller, danese classe 2003, è il lucky loser che aspetta Sinner ai sedicesimi. Di lui si sa poco, persino tra i colleghi: Casper Ruud, interpellato una volta sul suo connazionale numero 3 di Scandinavia, fu spiazzato. “Ammetto di non aver visto moltissimo di lui – disse Ruud, con una sincerità che fa sempre piacere nel circuito – ma mi sono imbattuto nella sua compilation di rovesci, e devo dire che è pazzesco”. Un rovescio che impressiona, un ragazzo di Aarhus alla prima vera ribalta in un Masters 1000, e Jannik che arriva con le gambe un po’ pesanti da Montecarlo, Miami e Indian Wells, tre cavalcate trionfali che hanno costruito un’aspettativa quasi insostenibile.

Il calcio, il paragone con Leao e quella fatica che non fa notizia

Nessun altro sportivo italiano – lasciamo perdere il calcio, davvero – sa promettere tanta felicità programmata. Eppure Madrid ci ha restituito un Sinner che ciondola come Rafael Leao in una giornata storta, che brontola tra un cambio di campo e l’altro, che non è il robot imbattibile che ci eravamo abituati a celebrare. Non è una debacle, beninteso: è una vittoria in rimonta, di quelle che servono a ricordare che anche il numero 1 può soffrire, può trovarsi intrappolato nei ritmi di un qualificato che non molla un centimetro. Bonzi, per tutta la durata del terzo set, è rimasto lì, attaccato al punteggio come una cozza allo scafo, fino all’ultimo scambio. E Sinner, per uscirne, ha dovuto usare le unghie più che la classe. Che poi, alla fine, è proprio quella la differenza: la capacità di vincere anche quando non si è brillanti, anche quando si fatica, anche quando si vorrebbe solo mandare a quel paese la racchetta.

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