Decreto Paesi Sicuri, Un Esercizio Muscolare Senza Forza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il costituzionalista Michele Ainis, in un'intervista al Fatto Quotidiano, ha criticato duramente il decreto paesi sicuri del governo Meloni, definendolo un tentativo di risolvere la questione migratoria con un approccio muscolare, ma privo di sostanza. Secondo Ainis, la Costituzione italiana, attraverso gli articoli 11 e 117, sancisce il primato del diritto europeo sulle leggi nazionali, rendendo inefficace il decreto.
Il decreto, approvato il 21 ottobre, mirava a ridefinire la lista dei cosiddetti "Paesi sicuri" per facilitare il rimpatrio dei migranti intercettati in mare. Tuttavia, i giudici italiani hanno continuato a non convalidare i trattenimenti nei centri di accoglienza, richiamando l'obbligo di conformarsi al diritto dell'Unione Europea. Questo ha portato a un nuovo stop del decreto Albania, con un tribunale italiano che ha disapplicato il provvedimento, rinviando la decisione alla Corte di giustizia europea.
Nel frattempo, la nave Libra ha recentemente trasferito un altro gruppo di migranti verso l'Albania, in un contesto di crescenti tensioni tra il governo italiano e la magistratura. Nonostante gli sforzi del governo per arginare il flusso migratorio, la situazione rimane complessa e irrisolta, con i migranti che continuano ad arrivare sulle coste italiane e le autorità che faticano a trovare soluzioni efficaci e conformi al diritto internazionale.
Ainis ha sottolineato come il governo, nel tentativo di mostrare forza e determinazione, abbia in realtà dimostrato una mancanza di comprensione delle dinamiche giuridiche europee. La soluzione proposta, infatti, non tiene conto del primato del diritto europeo, che prevale sulle normative nazionali.




