Alstom, 120 anni a Vado Ligure e l’annuncio dei 20 milioni investiti
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Redazione Economia
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VADO LIGURE (Savona) – Un soffio di aria marina, quella che da sempre accompagna i binari dello stabilimento, e centoventi candeline da spegnere in un sol colpo. Alstom, il colosso francese della mobilità che oggi nessuno può permettersi di definire “semplicemente” un costruttore di treni, ha celebrato ieri l’anniversario del sito ligure, operativo senza soluzione di continuità fin dal lontano 1906. Una ricorrenza, questa, che arriva in una fase tutt’altro che celebrativa di maniera: dietro la facciata della festa, c’è la sostanza di un’industria che ha saputo rilanciarsi, riorganizzandosi profondamente dopo l’acquisizione – avvenuta nel 2021 – di Bombardier Transportation.
Ventuno milioni e una nuova strategia industriale
Nel corso della cerimonia di ieri, l’azienda ha reso noto un dato che parla da solo: tra il 2021 e il 2026, lo stabilimento di Vado Ligure ha visto attivati investimenti per circa 20 milioni di euro. Non si tratta, badiamo bene, di una semplice iniezione di capitale a pioggia; quelle risorse – frutto di una pianificazione che ha richiesto mesi di negoziati interni – sono state destinate in modo chirurgico alla riorganizzazione produttiva, al miglioramento della qualità dei prodotti, al potenziamento commerciale e, non ultimo, alla diversificazione delle attività. Il tutto ruotando attorno al cuore pulsante del sito: le locomotive Traxx Universal, che rappresentano ormai il principale asset industriale della struttura.
L’integrazione con Savigliano e la sfida delle competenze
A rendere concreto questo rilancio – e qui sta un passaggio cruciale che molti osservatori tendono a sottovalutare – è stata l’integrazione industriale con le altre sedi italiane di Alstom. In particolare, il raccordo con lo stabilimento di Savigliano ha permesso un allineamento capillare di competenze, processi e metodologie; un’operazione, quest’ultima, che ha accelerato lo sviluppo interno e ha valorizzato quelle complementarità territoriali che, troppo spesso, restano lettera morta nei piani strategici delle multinazionali. Non si parla più, dunque, di fabbriche isolate, ma di un sistema a rete dove Vado Ligure gioca una partita da protagonista.
Tra passato e presente: il piano da 63 milioni sull’Italia
Se venti milioni sono la cifra concentrata sul sito ligure, lo sguardo va però al quadro nazionale. Il piano industriale dell’azienda, infatti, prevede complessivamente 63 milioni di euro sulle fabbriche italiane; una somma, questa, che include inevitabilmente anche gli investimenti di Vado, ma che dimostra come il gruppo francese intenda consolidare la propria presenza nella penisola. Lo stabilimento, nato come officina di riparazioni all’inizio del Novecento, ha saputo mutare pelle più volte – dalle locomotive a vapore alle elettriche, fino ai moderni sistemi digitali – e oggi si trova a celebrare i propri 120 anni non come un museo dell’industria, ma come un cantiere aperto, dove la parola “futuro” si scrive ancora una volta con il gesso sui binari.




