"Ha preso la mia mano e l’ha appoggiata lì": la testimonianza del minore sugli abusi di don Ciro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Le parole del ragazzino, emerse durante le indagini, descrivono con crudezza i momenti in cui avrebbe subito gli abusi da parte di don Ciro Panigara, sacerdote della provincia di Brescia ora agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata. «Ho sentito la zip che si apriva», ha raccontato il minore, «e la sua mano che ha afferrato la mia per posizionarla sulle sue parti intime. Mi sono girato di scatto e ho visto che era sveglio». L’episodio, secondo quanto ricostruito, risalirebbe a una tre giorni di convivenza in oratorio nella parrocchia di San Paolo, dove il religioso avrebbe approfittato della situazione per compiere gesti inappropriati.
Non è la prima volta che il sacerdote finisce sotto accusa: già quindici anni fa, ad Adro, era stato allontanato dall’incarico dopo le denunce di altri cinque minorenni. Un passato che, nonostante le misure adottate all’epoca, non aveva impedito il ripetersi di comportamenti analoghi, sollevando interrogativi sulla gestione dei casi da parte delle autorità ecclesiastiche.
Proprio in queste ore, mentre la diocesi di Brescia affronta lo scandalo, il vescovo Pierantonio Tremolada ha pronunciato un discorso durante la messa crismale, sottolineando come «la nostra debolezza non possa giustificare l’ingiustizia». Pur senza citare esplicitamente il caso, le sue parole sembrano risuonare come un mea culpa istituzionale: «Una condotta retta è la prima testimonianza che dobbiamo al mondo», ha aggiunto, insistendo sul rispetto dovuto a ogni persona.
A Milano, intanto, l’arcivescovo Mario Delpini ha affrontato il tema degli abusi nel clero durante l’omelia del Giovedì Santo, definendoli una «ferita inguaribile» per la Chiesa. Sebbene non abbia menzionato direttamente don Panigara, il riferimento ai «comportamenti scandalosi di alcuni» sacerdoti è apparso chiaro, in un contesto in cui la diocesi ambrosiana cerca di conciliare la condanna degli illeciti con la difesa dell’operato della maggioranza del presbiterio




