La "ministra ombra" e il caso Almasri: Nordio respinge le accuse, l'opposizione chiede dimissioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un nome che in queste ore circola insistentemente nei corridoi di via Arenula, al ministero della Giustizia, e non è quello del titolare Carlo Nordio. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Guardasigilli, è finita nel mirino dell’opposizione, che la definisce senza mezzi termini la “ministra ombra”, attribuendole un ruolo decisivo sia nella gestione del controverso caso Almasri sia nell’impostazione della riforma della giustizia. Una figura chiave, dunque, che – secondo i detrattori – agirebbe con un’influenza sproporzionata sulle decisioni del ministro.

La polemica esplode mentre Nordio, davanti al Senato, liquida come “bufale solenni” le ricostruzioni giornalistiche sul rilascio del generale libico Almasri, arrestato a gennaio su mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra e poi rimpatriato in Libia con un volo di Stato. “Gli atti in nostro possesso smentiscono totalmente quanto riportato dai giornali”, ha dichiarato il ministro, evitando però di entrare nel merito dei documenti. Quanto alle richieste di chiarimenti in Parlamento, ha replicato seccamente: “Riferiremo quando sarà il momento”.

L’opposizione, dal canto suo, non accetta le spiegazioni – o meglio, le non-spiegazioni – del ministro, e rilancia l’attacco chiedendo a gran voce le sue dimissioni. “Il chiacchiericcio riportato dalla stampa è completamente infondato”, ha ribattuto Nordio, che ha paragonato la situazione alla celebre risposta del generale McAuliffe durante l’assedio di Bastogne: “Andate all’inferno”. Una metafora militare che suona come un rifiuto netto di ogni dialogo.

Intanto, dietro le quinte, si moltiplicano le domande sul ruolo di Bartolozzi. Se alcuni la descrivono come una funzionaria impeccabile, altri le attribuiscono un’ingerenza eccessiva, specie nel dossier Almasri, le cui dinamiche restano opache. Quel che è certo è che la riforma della giustizia, definita “epocale” dallo stesso Nordio, procede tra tensioni e polemiche, mentre l’esecutivo cerca di evitare che il caso diventi un boomerang politico.

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