Provette del delitto Poggi smaltite nel 2016, i Ris: «Dopo la condanna definitiva di Stasi»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tre provette contenenti prelievi di intonaco dal muro delle scale di casa Poggi e materiale genetico ricavato dalle unghie di Chiara Poggi sono state smaltite nella seconda metà di settembre del 2016. I reperti, conservati dal 2011 in un freezer dedicato del Ris di Parma, sono stati tirati fuori dal laboratorio e finiti nel sacco dei rifiuti. Lo smaltimento è avvenuto diversi mesi dopo la sentenza di condanna definitiva di Alberto Stasi, che risale a dicembre 2015.

La ricostruzione del Ris e l’assenza di un verbale

Il reparto di Parma, in una relazione firmata dal colonnello Matteo Donghi, ha ricostruito l’accaduto rispondendo a un’istanza della difesa di Stasi. Gli eluiti smaltiti riguardano la traccia 33, l’impronta sul muro di casa Poggi, la traccia 97F, una strisciata di sangue alla base delle scale, e i frammenti delle unghie della vittima. Secondo quanto precisato dagli stessi carabinieri, lo smaltimento è avvenuto attraverso una procedura collettiva, insieme alle provette di altri procedimenti penali, senza redigere uno specifico verbale.

La motivazione addotta è che si trattava di «intermedi di lavorazione» e non di «reperti giudiziari».

L’impegno alla conservazione e il diniego del 2022

La difesa di Stasi ha richiamato una dichiarazione dell’allora capitano del Ris Alberto Marino, che condusse gli accertamenti genetici, secondo cui tutti gli eluiti delle tracce sarebbero stati conservati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria al termine delle analisi. Per il Ris, tuttavia, quelle parole non potevano intendersi come un impegno a tempo indeterminato, ma valido fino alla conclusione del procedimento con sentenza definitiva.

Nel gennaio 2022 la Corte d’Assise d’appello di Milano respinse una richiesta dei legali di Stasi di conservare i reperti per future analisi, ritenendo quella possibilità solo ipotetica.

Il test sui pedali mai comunicato

Parallelamente alla vicenda degli eluiti, dagli appunti del fascicolo interno dei Ris acquisiti dai pm emerge un dato rimasto inedito per anni. Il 20 settembre 2007, il pedale della bicicletta di Stasi con vite sinistrorsa, sul quale era stata rilevata una traccia bruna, fu sottoposto all’Obti test, l’esame specifico per la presenza di materiale ematico umano, con esito negativo. Il giorno precedente, lo stesso campione aveva evidenziato 2,78 nanogrammi di Dna riconducibile a Chiara Poggi. Di quell’esito negativo non vi sarebbe traccia in nessuna relazione trasmessa all’epoca alla procura.

Il 25 settembre 2007, mentre Stasi era ancora in carcere in attesa di convalida, il consulente della difesa Matteo Fabbri chiese a verbale che venisse effettuata una diagnosi di specie sulle tracce dei pedali; il capitano Marino prese atto della richiesta ma non eseguì quell’analisi.

Le mail sulle impronte di scarpe

Un terzo filone di approfondimento riguarda le impronte di scarpe rinvenute nella villetta di Garlasco. Dagli scambi di posta elettronica risalenti all’agosto 2008 tra l’allora comandante del Ris Luciano Garofano e i suoi uomini emerge una indicazione relativa alla traccia numero 6. In una mail indirizzata al capitano Aldo Mattei, Garofano scriveva che, se il suo sottoposto si fosse spinto «un po’ sull’unicità del disegno» e avesse adombrato una misura, con le dovute cautele, ciò sarebbe stato «auspicabile».

La relazione di Mattei concluse che le tracce erano compatibili con la taglia di Stasi proprio in ragione della loro incompletezza.

La posizione di Sempio e il quadro delle nuove indagini

Nel frattempo Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, è intervenuto sulla vicenda nel corso di un’intervista televisiva. Ha dichiarato di non credere a un errore giudiziario nei confronti di Stasi e di ritenere la condanna «giusta», aggiungendo che alcuni elementi del racconto alternativo non lo convincono e che gli sembrano più logici e spiegati come lo erano stati all’epoca. Il fascicolo aperto in procura sull’operato dei Ris e sui possibili errori nell’indagine del 2007 risulta al momento senza indagati e senza ipotesi di reato.

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