Garlasco, i reperti distrutti e il giallo delle analisi negate sui pedali
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Redazione Interno
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La nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco non riguarda soltanto Andrea Sempio, l’uomo nei cui confronti è stata depositata la seconda chiusura delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Il lavoro dei magistrati si sta concentrando anche sul modo in cui, diciannove anni fa, furono condotti gli accertamenti scientifici e, soprattutto, sul destino dei reperti che oggi non esistono più.
Un doppio binario che ha riportato al centro dell’attenzione il Ris di Parma e alcune decisioni prese all’epoca, quando le indagini si orientarono fin da subito verso il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni nel dicembre 2015.
La distruzione degli eluiti e l’ordine contestato
Il primo fronte caldo riguarda le provette contenenti le soluzioni liquide, tecnicamente definite eluiti, ottenute dai prelievi di intonaco sulla cosiddetta impronta 33 e dai frammenti delle unghie di Chiara Poggi. Secondo quanto ricostruito in una relazione firmata dal colonnello Matteo Donghi, attuale comandante del Ris di Parma, quelle provette furono smaltite collettivamente nella seconda metà di settembre 2016, quindi dopo la sentenza definitiva di condanna di Stasi, ma senza che fosse stato redatto uno specifico verbale.
La circostanza è emersa solo nel 2025, quando la Procura di Pavia ha chiesto al Ris lo storico di quei campioni. Dagli accertamenti interni, riferiti da due militari in servizio all’epoca, è emerso che l’ordine di alienare gli eluiti fu impartito dal tenente colonnello Alberto Marino, colui che nel 2007 aveva diretto le analisi genetiche sul delitto.
Il particolare che ha fatto scattare gli approfondimenti è di natura temporale: la formale autorizzazione della magistratura alla distruzione dei reperti sotto sequestro sarebbe arrivata solo nel gennaio 2022, dopo che nel settembre 2021 la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva disposto la distruzione di una serie di reperti e la restituzione ad Alberto Stasi delle biciclette sequestrate. La difesa dell’ex studente della Bocconi si era opposta chiedendo di conservare alcuni campioni per eventuali esami futuri, ma la Corte aveva respinto l’istanza ritenendola ipotetica.
Resta da chiarire se tra gli eluiti smaltiti ci fosse anche quello legato all’impronta 33, il reperto su cui si fonda parte della nuova accusa contro Sempio.
Le due analisi sui pedali e i dati mai depositati
Il secondo fronte riguarda gli accertamenti compiuti nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei sequestrata ad Alberto Stasi. Il primo esame, eseguito il 19 settembre, aveva prodotto un profilo genetico attribuito con certezza a Chiara Poggi, un risultato che ebbe un peso determinante nelle prime fasi delle indagini e che contribuì al fermo del fidanzato.
Oggi, però, dai dati grezzi delle macchine di laboratorio acquisiti dal Ris nel novembre 2025 è emerso che il giorno successivo, il 20 settembre, furono effettuate due ulteriori analisi sullo stesso campione, entrambe con esito negativo, senza che venisse ottenuto alcun profilo genetico. Secondo la Procura di Pavia, di questi due esiti negativi non vi sarebbe traccia negli atti del procedimento celebrato contro Stasi.
La difesa dell’uomo, attraverso i consulenti Ugo Ricci e Pasquale Linarello, sostiene che la discordanza avrebbe dovuto imporre approfondimenti prima di utilizzare il risultato iniziale come prova affidabile. I genetisti incaricati dai magistrati, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno confermato la presenza degli esiti negativi, definendoli un’anomalia che avrebbe richiesto verifiche aggiuntive, mai effettuate all’epoca.
L’allora comandante del Ris, Luciano Garofano, ascoltato come persona informata dei fatti, ha invece escluso con certezza manipolazioni o depistaggi, sostenendo che tutti i dati erano nella disponibilità delle parti.
La posizione dell’Arma e il profilo personologico
Sul caso è intervenuto il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, intervistato al Tg1. «Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione e di massima trasparenza e anche di assoluta fermezza», ha dichiarato, aggiungendo che «eventuali errori o condotte illecite di singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri né il valore del Ris».
Nel frattempo, dalla documentazione acquisita nei laboratori di Parma è emerso un ulteriore elemento: un profilo personologico di tredici pagine redatto nel 2007 da una psicologa e criminologa su Alberto Stasi, all’epoca indagato. Si tratta di una relazione che, secondo quanto riportato, non risulta essere stata richiesta dalla Procura né depositata agli atti del processo. La sua esistenza aggiunge un tassello alla ricostruzione delle modalità con cui, all’epoca, vennero gestiti gli accertamenti sul principale sospettato.
Le reazioni della famiglia Poggi e i prossimi passaggi
I genitori di Chiara, Giuseppe Poggi e Rita Preda, sono tornati a parlare del caso in televisione. «Per noi vale quello che ci ha detto la sentenza dello Stato italiano. Quando la giustizia italiana ci dirà qualcos’altro, noi ne prenderemo atto», ha affermato il padre, confermando che per la famiglia il riferimento resta la condanna definitiva di Stasi.
I legali dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno annunciato che i familiari non si costituiranno parte civile contro Andrea Sempio in un eventuale giudizio, riservandosi invece di partecipare a un eventuale processo di revisione proposto dalla difesa di Stasi. La difesa di Sempio, dal canto suo, contesta l’impianto accusatorio e ha annunciato nuove consulenze tecniche. Nei prossimi giorni la Procura di Pavia dovrebbe decidere se chiedere il rinvio a giudizio per l’uomo, mentre gli avvocati di Stasi stanno preparando l’istanza di revisione della sentenza di condanna.
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