Delitto di Garlasco, le provette distrutte finiscono sotto esame
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Redazione Interno
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Tre provette legate al delitto di Garlasco, contenenti materiale derivato dai prelievi sull'intonaco di casa Poggi e dalle unghie di Chiara Poggi, furono eliminate nel 2016 nei laboratori del Ris di Parma. I campioni erano conservati in un freezer dedicato e vennero smaltiti nella seconda metà di settembre, dopo essere stati estratti insieme ad altro materiale destinato alla distruzione. La circostanza è ora entrata negli accertamenti della Procura di Pavia sull'operato del reparto scientifico e sulle modalità con cui furono condotti alcuni passaggi dell'indagine del 2007.
La posizione del Ris sulla distruzione delle provette
Il reparto scientifico sostiene che la procedura non abbia violato le regole allora applicabili. La spiegazione è contenuta nella ricostruzione documentale predisposta dal colonnello Matteo Donghi in risposta alle contestazioni sollevate dai difensori Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Lo smaltimento avvenne quando la condanna di Alberto Stasi era già diventata definitiva, nel dicembre dell'anno precedente, e agli atti del laboratorio non risultava una diversa disposizione dell'autorità giudiziaria che imponesse di mantenere gli estratti. Il Ris considera quegli eluiti come intermedi delle lavorazioni scientifiche effettuate sui reperti originari, distinguendoli quindi dai reperti giudiziari sottoposti a sequestro.
Tra il materiale interessato figuravano gli estratti identificati con le sigle “33dattilo” e “97F”, collegati agli accertamenti sull'intonaco della cosiddetta impronta 33, oltre a quanto ricavato dai frammenti delle unghie della vittima. I campioni erano stati mantenuti nel congelatore del laboratorio dal 2011. La loro eliminazione precedette però di diversi anni il provvedimento con cui la Corte d'Assise d'appello di Milano autorizzò la distruzione di una serie di reperti ancora conservati: l'autorizzazione giudiziaria arrivò soltanto nel 2022, dopo un'opposizione della difesa che aveva chiesto di preservare parte del materiale per eventuali nuovi accertamenti.
Gli accertamenti della Procura di Pavia sul lavoro dei Ris
La sorte delle provette si inserisce in un controllo più ampio sui passaggi tecnico-scientifici dell'inchiesta originaria. Uno dei punti esaminati riguarda le analisi effettuate sui pedali della bicicletta sequestrata durante le indagini: dalle nuove carte è emerso un appunto del 20 settembre 2007 che descriveva test preliminari positivi su alcune tracce brune ma anche un successivo Obti test negativo per sangue umano. Quest'ultimo risultato non compariva nella relazione trasmessa all'epoca. La Procura ha inoltre acquisito un foglio di lavoro, datato pochi giorni dopo, relativo a un campione indicato come “bu_p_bis”, nel quale una parte del materiale genetico veniva quantificata come DNA umano e una parte come DNA maschile.
Il fascicolo sugli accertamenti relativi alla gestione dei reperti e alle procedure del laboratorio risulta al momento senza indagati e senza ipotesi di reato. L'approfondimento riguarda anche la sequenza dei risultati ottenuti sui pedali, perché dopo un primo esito che aveva consentito di attribuire materiale genetico alla vittima furono ottenuti altri tracciati privi di un profilo utile. La documentazione recuperata nel corso delle verifiche comprende anche fogli di lavoro interni che non sarebbero confluiti nelle relazioni consegnate nel 2007 alla magistratura procedente, elemento sul quale gli investigatori stanno ricostruendo il percorso seguito dai singoli risultati di laboratorio.
Come fu ricostruito lo smaltimento nel laboratorio di Parma
La ricostruzione interna è stata possibile anche attraverso fotografie e testimonianze di militari che lavoravano nel reparto all'epoca. Secondo gli atti acquisiti, l'indicazione di eliminare gli eluiti sarebbe stata impartita dall'allora ufficiale Alberto Marino, già impegnato negli esami genetici svolti durante l'inchiesta originaria. Per lo smaltimento non sarebbe stato redatto un verbale specifico riferito a ciascuna provetta: i contenitori furono inseriti nel normale ciclo di eliminazione dei materiali di laboratorio. Proprio l'assenza di una registrazione individuale dello scarico ha reso necessario ricostruire a posteriori tempi e modalità dell'operazione attraverso la documentazione rimasta negli archivi del reparto.
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