Il grande labirinto del delitto di Garlasco, tra nuovi indagati e un pm sotto inchiesta
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Redazione Interno
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Il caso dell'omicidio di Chiara Poggi, il cui corpo senza vita fu rinvenuto a Garlasco ormai diversi anni fa, si è trasformato, attraverso un susseguirsi di atti giudiziari e colpi di scena, in quello che il giornalista Vittorio Feltri ha recentemente definito, con efficace immagine, un “labirinto”. Un labirinto, appunto, i cui meandri sembrano complicarsi ulteriormente con ogni nuovo sviluppo, allontanando piuttosto che avvicinare quella verità giudiziaria che pure le indagini si proponevano di accertare. Feltri, che su Il Giornale è tornato a occuparsi della vicenda, ha ribadito con forza la propria convinzione riguardo all'innocenza di Alberto Stasi, l'unico uomo finito in carcere per quel delitto, sollevando interrogativi che le ultime rivelazioni rendono ancor più pressanti.
Le nuove ombre su un'altra famiglia
La cronaca giudiziaria degli ultimi tempi ha infatti posto una rinnovata attenzione sulla famiglia Sempio, in particolare su Andrea, il quale, all'epoca dei fatti, era considerato uno degli amici più stretti del fratello della vittima. Quel che emerge ora, e che contribuisce a infittire il già denso mistero, è lo status ufficiale di Andrea Sempio, il quale risulta formalmente indagato, secondo quanto riportato, per l'omicidio della Poggi in concorso con altre persone. Una circostanza che, come ha notato Feltri, genera una contraddizione di non poco conto: se si ipotizza un concorso, e se al tempo stesso si continua a sostenere l'innocenza di Stasi, con chi avrebbe agito il presunto complice? Una domanda che rimbalza, per il momento senza una risposta chiara, tra gli atti delle procure.
L'ipotesi corruzione che coinvolge un magistrato
A rendere il quadro ancor più intricato, e a trasformare la storia in una sorta di “romanzo giudiziario”, come qualcuno l'ha etichettata, si è aggiunta un'indagine per corruzione. L'inchiesta, stando a quanto si apprende, avrebbe come destinatario il padre di Andrea Sempio, sospettato di aver tentato di corrompere il pm Mario Venditti, che in una fase delle indagini si era occupato del caso. L'obiettivo della presunta condotta illecita sarebbe stato quello di ottenere, in cambio di denaro, un provvedimento di archiviazione a favore del figlio, scagionandolo così dalle pesanti accuse. Questo sviluppo, che vede un pubblico ministero sotto la lente d'indagine per fatti connessi al medesimo delitto, disegna uno scenario in cui i confini tra indagati e inquirenti sembrano, a tratti, farsi meno netti.
Un caso diventato un manuale di procedura penale
Quello che era iniziato come un drammatico fatto di cronaca nera si è evoluto, nel corso del tempo, in un groviglio processuale di rara complessità. Il percorso giudiziario ha generato una vera e propria foresta di fascicoli, coinvolgendo in un intreccio serrato il lavoro di diversi uffici giudiziari, dai tribunali di primo grado fino alla Corte di Cassazione. La vicenda di Garlasco, con i suoi paradossi e le sue anomalie, è ormai assurta a esempio, a un piccolo manuale di procedura penale che mette in luce, suo malgrado, alcune delle criticità più profonde del sistema, dove le falle investigative e processuali finiscono per scontrarsi platealmente con il comune sentire.




