Delitto di Garlasco, un capello potrebbe riscrivere la verità
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Tra i rifiuti conservati per 18 anni, dentro quel sacco azzurro della pattumiera di casa Poggi, è spuntato un capello lungo tre centimetri. Un dettaglio minuscolo, finora sconosciuto, che potrebbe però diventare decisivo per l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la ventitreenne uccisa a Garlasco nel 2007. Il reperto, emerso durante il secondo incidente probatorio disposto dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, sarà ora analizzato per tentare di estrarne un profilo di Dna nucleare. Se l’esito fosse positivo, si aprirebbe una nuova pista in un caso che da anni divide investigatori e opinione pubblica.
Il capello è stato trovato tra gli oggetti della spazzatura domestica, accanto alla confezione di Fruttolo e ai cereali dell’ultima colazione di Chiara. Una scoperta che riaccende i riflettori sulle indagini, oggi concentrate su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e indagato per concorso in omicidio. Ma il condizionale è d’obbligo: prima di trarre conclusioni, bisognerà verificare se il Dna sia integro e confrontabile con quello già presente negli atti.
Intanto, un altro tassello si aggiunge al puzzle. Enrico Manieri, esperto di analisi delle tracce ematiche già consulente nel caso del "mostro di Firenze", sostiene che sulla scena del crimine siano riconoscibili le impronte di almeno due persone. Le sue perizie, se confermate, potrebbero ribaltare la ricostruzione finora accettata.




