Garlasco, l’avvocato di Sempio: «Sospendere il procedimento, evitiamo un mostro giuridico»
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Redazione Interno
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Il ragionamento, per quanto di parte – e l’avvocato Liborio Cataliotti non lo nasconde, lui che insieme alla collega Angela Taccia difende Andrea Sempio nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi –, poggia su una contraddizione giudiziaria oggettiva. Da un lato, spiega il legale, c’è una condanna definitiva (quella di Alberto Stasi, che sconta sedici anni in regime di semilibertà). Dall’altro, un’indagine nuova che ipotizza un concorso nell’omicidio con altri soggetti, tra i quali lo stesso Stasi o persone mai identificate. «Un modo semplice per evitare il “mostro giuridico” di due giudizi contrastanti – ha dichiarato Cataliotti – sarebbe che il riesame della sentenza Stasi preceda l’eventuale prosieguo del procedimento a carico di Sempio». L’incontro di ieri tra la difesa e la Procura generale di Milano, finalizzato alla trasmissione degli atti per un’eventuale richiesta di revisione, anticipa già nei tempi la possibile chiusura delle indagini verso l’indagato.
L’impronta 33 e il nuovo orario che ridisegna la scena
La Procura di Pavia non ha ancora depositato tutte le carte che inchioderebbero Sempio – unico indagato nel nuovo filone – ma nel giro delle prossime settimane l’avviso di conclusione delle indagini renderà pubblico il quadro complessivo. Tra i punti che la nuova inchiesta mette in discussione spuntano l’ormai celebre impronta 33 sul muro, alcune frasi mai pienamente vagliate, e un orario diverso della presunta scena del delitto. A questi elementi se ne aggiunge un altro, forse il più dirompente: il movente. Mai emerso nel corso del primo processo, di questo i magistrati si dicono certi. Non ne hanno ancora rivelato i contorni, ma la sua esistenza orienta le indagini verso una direzione che, fino a pochi mesi fa, sembrava impraticabile.
La Procura generale di Milano: «Pronti a ristudiare tutti gli atti»
Francesca Nanni, procuratore generale di Milano, ha fatto sapere che l’ufficio è pronto a ristudiare l’intero fascicolo. Un passaggio quasi formale, ma fondamentale, per avviare l’iter di revisione del processo che ha portato Stasi in carcere. La richiesta – che potrebbe essere presentata alla corte d’Appello di Brescia dai legali dell’ex fidanzato della vittima – non cancellerebbe di per sé la condanna, ma aprirebbe la strada a una rilettura integrale delle prove. Per Sempio, invece, l’orizzonte è più immediato: la difesa chiede che sia il riesame a procedere per primo, evitando che due procedimenti paralleli producano esiti contraddittori sulla stessa vicenda.
Uno scenario che riscrive la storia giudiziaria di Garlasco
Il delitto torna prepotentemente al centro della cronaca, stavolta con i contorni di un possibile clamoroso errore giudiziario. La Procura di Pavia sta lavorando con decisione alla revisione, spinta da elementi che negli anni precedenti non erano emersi o erano stati sottovalutati. Stasi, che ha già scontato gran parte della pena, potrebbe vedere riabilitata la propria posizione. Per la famiglia Poggi, e per chi ha seguito il caso sin dall’inizio, si tratta di una svolta che nessuno, fino a qualche mese fa, avrebbe immaginato. Ma è una svolta ancora tutta da scrivere, atto per atto, impronta per impronta.
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