De Zerbi, la risoluzione col Marsiglia e il ritorno di fiamma della Fiorentina: il mercato aspetta un uomo libero
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Redazione Sport
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La notte tra lunedì e martedì ha chiuso definitivamente un rapporto, quello tra Roberto De Zerbi e l’Olympique Marsiglia, che si trascinava da tempo nell’incomunicabilità; l’ufficialità, arrivata nella serata dell’11 febbraio, ha sancito una separazione consensuale consumatasi negli umori acidi dello spogliatoio prima ancora che sul prato del Parco dei Principi -4-9. Il 5-0 incassato contro il Paris Saint-Germain – l’ennesima umiliazione stagionale dopo l’eliminazione in Champions per mano del Bruges – ha rappresentato la classica goccia, ma l’alleanza tra il tecnico bresciano e la piazza francese, va detto, si era incrinata ben prima che Luis Enrique e i suoi accelerassero sul viale del tramonto provenzale -2-9.
Ad innescare l’irreversibilità della crisi, infatti, non è stato soltanto il risultato finale, quanto l’atteggiamento percepito da De Zerbi durante la rifinitura e, nelle ore immediatamente successive, il clima di apatia riscontrato al ritorno in sede; un ambiente che il diretto interessato, con la schiettezza che gli è propria, avrebbe giudicato privo della fame e dell’attenzione necessarie per procedere -1-2. Già un anno fa, in circostanze simili, fu Mehdi Benatia – allora come oggi direttore sportivo – a ricucire uno strappo che consentì al gruppo di agguantare un insperato secondo posto; stavolta, però, il collante non ha retto, e l’addio è stato confezionato senza clamori né esoneri formali, bensì tramite una risoluzione che lascia il 46enne svincolato e, per la prima volta dalla sua avventura a Brighton, padrone assoluto del proprio destino contrattuale -5-6.
L’analisi di Adani e il senso di un tradimento
Nel tentativo di restituire profondità a una rottura che a molti è apparsa altrimenti inspiegabile, Lele Adani – intervenuto a Viva el Futbol – ha scheggiato la superficie del risultato per scalfire il nucleo della frustrazione dell’amico e collega: secondo l’opinionista, De Zerbi sarebbe stato tradito su due capisaldi irrinunciabili della sua religione calcistica, ovvero la fame e l’attenzione -2. Non una critica secca, quella di Adani, ma una constatazione amara: l’allenatore non si è rivelato all’altezza delle aspettative, certo, ma quella tradotto in francese non era mai stata veramente la sua squadra, e il patto emotivo stretto con calciatori sordi alle sue sollecitazioni è naufragato sotto il peso dell’indifferenza -2.
Il club, dal canto suo, ha blindato la versione istituzionale con un comunicato gelido quanto elegante: si ringrazia l’italiano per la professionalità e il secondo posto della stagione 2024-25, si parla di “difficile decisione collettiva” presa per il bene della società, e gli si augura il meglio -4-5-9. Nessuna polemica, nessuna traccia di quel veleno che nelle ultime settimane aveva invece intriso l’aria del Vélodrome, dove la tifoseria – quella stessa che lo aveva osannato – si era spaccata e dove persino qualche big si era defilato.
Il richiamo della Serie A e l’asse con Paratici
Con il contratto che lo legava al Marsiglia fino al 2027 (o, secondo altre ricostruzioni, al 2028) ormai stracciato, l’attenzione del mercato si è istantaneamente spostata sulle possibili collocazioni del tecnico, e il nome della Fiorentina è emerso con prepotenza -2-9. Non si tratta, occorre precisarlo, di un inserimento dell’ultima ora: Fabio Paratici, attuale direttore sportivo viola, avrebbe messo nel mirino De Zerbi già nelle scorse settimane, quando la posizione di Paolo Vanoli cominciava a vacillare sotto i colpi di una classifica che vede i gigliati impelagati in zona salvezza -3-7. L’ipotesi di un ritorno immediato di De Zerbi in panchina – magari già per questo scorcio di campionato – viene al momento giudicata remota dalle principali fonti di calciomercato, ma la finestra estiva rappresenterebbe invece il contesto ideale per rilanciare il progetto tecnico della Fiorentina, la quale, nella testa di Paratici, ruoterebbe attorno a un leader capace di unire qualità comunicative e filosofia offensiva -3-7.
Non è un mistero, d’altronde, che l’ambiente di Firenze guardi al bresciano con una certa fascinazione; la società, dal canto suo, deve prima centrare l’obiettivo salvezza, ma una volta messa in cassaforte la permanenza in Serie A sarebbe pronta a bussare con decisione alla porta del tecnico -3. E se la Fiorentina sembra al momento la candidata più convinta, altre panchine del campionato italiano restano in bilico: si parla del Napoli, nonostante la presenza ingombrante di Antonio Conte, e della Lazio, benché il profilo di Sarri rimanga ben saldo -3.
L’ombra lunga della Premier e le sirene inglesi
Se l’Italia rappresenta la possibilità del ritorno a casa, l’Inghilterra incarna invece la continuità di un percorso già tracciato: De Zerbi, a Londra e dintorni, non ha certo bisogno di presentazioni. La sua traccia a Brighton, tra il 2022 e il 2024, ha lasciato un ricordo talmente vivido che la Premier League – si sa – ha memoria lunga, e già nelle ore immediatamente successive all’annuncio della risoluzione il nome del tecnico è stato accostato a due scranni caldissimi -6. Da una parte il Tottenham, reduce dall’esonero di Thomas Franck, cerca una guida tecnica che possa ridare identità a un gruppo ricco di talento ma povero di carattere; dall’altra il Manchester United, reduce da una stagione da dimenticare e attualmente affidato all’interim di Michael Carrick, valuta profili per la gestione a lungo termine -2-6.
L’appeal della panchina dei Red Devils, nonostante le difficoltà societarie, resta indiscutibile, e l’idea di ritrovarsi nuovamente a confrontarsi con il calcio che conta – e con budget di un certo rilievo – potrebbe stuzzicare un professionista che, come ricordato da Adani, ha sempre tratto linfa dal conflitto e dalla sfida al potere costituito -8.
I numeri di un’epoca e l’eredità di un secondo posto
Nel chiudere il capitolo Marsiglia, occorre restituire a Roberto De Zerbi ciò che gli spetta: il 46enne lascia la Ligue 1 con la migliore percentuale di vittorie dall’inizio del millennio per un tecnico dell’OM, una statistica che convive – ed è questa la peculiarità del personaggio – con lo zero nella casella dei titoli vinti -2. Nessun trofeo in bacheca, ma un secondo posto centrato al primo tentativo e una squadra che, per larghi tratti, aveva ritrovato entusiasmo e coraggio; poi la débâcle europea, le tensioni, il declino inesorabile del rapporto con i calciatori, e infine il divorzio.
Adesso il mercato osserva, e la palla passa a un uomo che – per la prima volta da quando lasciò Reggio Emilia – non ha nessuna clausola da onorare né alcuna buonuscita da negoziare. Libero, e già cercato.




