Il volo nel vuoto di Catanzaro e il silenzio del disagio: una sola sopravvissuta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aria dell’alba, quella che solitamente porta con sé il rumore sommesso dei primi mezzi pubblici e l’odore del caffè, a Catanzaro si è trasformata in un boato sordo. È il suono di un che si fracassa sul selciato, un tonfo che nella notte tra martedì e mercoledì ha strappato il marito di una donna di 46 anni dal sonno, proiettandolo in un incubo senza risveglio. L’uomo, sceso in strada dopo aver udito lo schianto, si è trovato di fronte una scena che nessuna parola potrebbe descrivere: la moglie – che per semplicità chiameremo Lucia – e i loro tre figli giacevano a terra, vittime di un volo dal terrazzo del terzo piano dell’appartamento di via Zanotti Bianco.

La ricostruzione degli eventi, affidata alla Squadra mobile e alla Procura, dipinge un quadro di metodica disperazione. Secondo le prime rilevazioni, la madre avrebbe atteso che i piccoli fossero in quello stato di incoscienza tipico del sonno profondo per prenderli in braccio, uno dopo l’altro, lasciandoli cadere nel vuoto prima di compiere lo stesso gesto. Non ci sono stati scampo per il lattante di soli quattro mesi e per il fratellino di quattro anni; le loro condizioni, rilevate dai sanitari del 118, erano già compromesse in modo irreparabile al momento dell’impatto. Un’altra figlia, la piccola Maria Luce di sei anni, ha invece opposto una resistenza feroce alla morte. Trasportata d’urgenza all’ospedale Pugliese Ciaccio, è stata sottoposta a un intervento di radiologia interventistica della durata di circa due ore e mezza per tamponare le gravi lesioni interne, che includono danni all’aorta toracica e alla milza.

Il ponte aereo per Genova e la terapia intensiva

Mentre la città calabrese cercava di riavvolgersi il nastro della memoria per trovare un senso, l’unica luce accesa è rimasta quella del reparto di Rianimazione. Le condizioni della bambina, sebbene definite “critiche ma stabilizzate” dalla primaria Stefania Faragò, richiedevano competenze che solo un centro di terzo livello può offrire. Ecco quindi l’attivazione del 31° Stormo dell’Aeronautica militare: un volo speciale decollato da Lamezia Terme, a bordo del quale viaggiava un’équipe specializzata dell’Istituto Gaslini di Genova, ha preso in carico la piccola. Il trasferimento, avvenuto nella serata di ieri, rappresenta l’ultima ancora di salvezza per Maria Luce, che ora si trova in uno dei poli pediatrici più avanzati d’Europa, dove i medici proveranno a ricostruire ciò che la caduta ha distrutto.

La depressione come movente e le confidenze al parroco

Sul luogo del dramma, accanto ai mazzi di fiori bianchi lasciati da vicini e sconosciuti, un oggetto ha attirato l’attenzione degli inquirenti: tra le mani della donna, ormai priva di vita, c’era ancora un rosario. Un dettaglio che conferma il ritratto di una personalità profondamente religiosa, frequentatrice assidua della parrocchia del Santissimo Salvatore. È proprio il parroco, don Vincenzo Zoccoli, a offrire la chiave di lettura più intima di questa tragedia. Intervistato dai cronisti, il sacerdote ha rivelato come Lucia, negli ultimi tempi, avesse manifestato un’angoscia crescente: “Glielo avevo detto più volte: se non ce la fai, fatti aiutare”. Una sofferenza che, stando alle indagini della Procura, affonda le radici in un disagio di natura psichiatrica già diagnosticato in passato, probabilmente acuitosi dopo la nascita del terzo figlio.

Don Zoccoli descrive una donna che, nonostante la sua apparente solarità e disponibilità verso gli altri, custodiva dentro di sé una paura paralizzante. “Aveva timore che potesse accadere qualcosa ai bambini anche nelle situazioni più normali”, ha spiegato il sacerdote, aggiungendo che lei ascoltava i consigli, ma non riusciva a metterli in pratica, forse frenata dal timore di perdere la custodia dei figli se avesse ammesso le proprie fragilità.

L’indagine sul “disagio invisibile”

Gli investigatori, coordinati dalla pm Graziella Viscomi, stanno ora vagliando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e acquisendo la cartella clinica della donna per delineare con precisione il quadro psichiatrico. L’ipotesi di lavoro principale rimane quella dell’omicidio-suicidio, anche se non si esclude alcuna pista investigativa per escludere eventuali interferenze di terzi, una possibilità che al momento appare remota. Il marito, che lavora come operatore socio-sanitario al pari della moglie, è risultato essere l’unico testimone diretto del dramma, se così si può definire: svegliato dal “tonfo”, si è precipitato fuori e ha tentato disperatamente di rianimare i suoi cari con le mani nude, un gesto di amore disperato prima dell’arrivo delle ambulanze.

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